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Lavandaie e Acquaiole, antichi mestieri dell’acqua

Giovanni Fattori - Acquaiole livornesi

- Fede­ri­ca Fal­chi­ni -

Lavan­da­ie e acqua­io­le, due mestie­ri che le don­ne di Livor­no han­no svol­to per mol­tis­si­mo tem­po, dan­do un con­tri­bu­to fon­da­men­ta­le alla sana con­dot­ta quo­ti­dia­na lega­ta all’ac­qua, ele­men­to pri­ma­rio di benes­se­re, salu­te e igie­ne, soprat­tut­to in tem­po di epi­de­mie. Il loro lavo­ro umi­le non è mai pas­sa­to inos­ser­va­to, rima­nen­do impres­so nel­l’im­ma­gi­na­rio e per­si­no in qual­che locu­zio­ne lin­gui­sti­ca. Il det­to Viag­gio d’ac­qua indi­ca­va il tra­spor­to di bari­li del­la capa­ci­tà di 40 litri che dai car­ret­ti veni­va­no tra­spor­ta­ti a mano su per le sca­le o fino ai por­to­ni del­le case dal­le acqua­io­le, per por­ta­re acqua puli­ta nel­le case, pri­ve di ogni impian­to idri­co. Uno dei mestie­ri più fati­co­si tra quel­li fem­mi­ni­li, le acqua­io­le don­ne vigo­ro­se, riso­lu­te e spes­so ris­so­se che facil­men­te pote­va­no azzuf­far­si intor­no alle fon­ta­ne per que­stio­ni di pre­ce­den­za a col­pi di zoc­co­li e gri­da.
Una bel­la inci­sio­ne otto­cen­te­sca ritrae un grup­po di don­ne acca­pi­glia­te intor­no al Monu­men­to a Fer­di­nan­do I, det­to dei Quat­tro Mori. Un altro mestie­re del­l’ac­qua era quel­lo del­le lavan­da­ie riser­va­to esclu­si­va­men­te alle don­ne, spes­so alle orfa­ne e tro­va­tel­le, asso­cia­to in mol­ti casi a quel­lo del­le leva­tri­ci. A Livor­no esi­ste­va­no 52 lava­toi pub­bli­ci, quel­li più noti, anda­ti distrut­ti nel­l’ul­ti­ma guer­ra, si tro­va­va­no nei pres­si del­la For­tez­za Nuo­va in una stra­da det­ta Via dei Lava­toi, così come nei pres­si del Cister­no­ne dove esi­ste anco­ra oggi il Vico­lo del­le Lavan­da­ie.

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Caffè Bardi

Caffè Bardi

- Valen­ti­na La Sal­via -

«La gran sera era final­men­te venu­ta. Gli affre­schi del­le pare­ti e del­le vol­te nel Caf­fè era­no ormai com­piu­ti, i pan­nel­li era­no sta­ti attac­ca­ti, con le loro cor­ni­ci, ai pila­stri. Tut­to intor­no era un gran luc­ci­ca­re di ver­ni­ce fre­sca», così Etto­re Ser­ra descri­ve l’i­nau­gu­ra­zio­ne, nel 1911, del­la sala del Caf­fè Bar­di con le ope­re degli arti­sti del “can­tuc­cio di sini­stra”: Romi­ti, Nata­li, Ben­ve­nu­ti, Miche­loz­zi, Mario Puc­ci­ni, Gasto­ne Raz­za­gu­ta, tra­sfor­ma­ro­no la sala del Caf­fè Bar­di in una espo­si­zio­ne per­ma­nen­te di arte labro­ni­ca, il mani­fe­sto arti­sti­co dei suc­ces­so­ri di Gio­van­ni Fat­to­ri. Nel Palaz­zo Tad­deo­li all’an­go­lo fra via Cai­ro­li e via Cavour, già di pastic­ce­ri sviz­ze­ri, il loca­le, rile­va­to nel 1908 da Ugo Bar­di, fu ritro­vo per arti­sti e let­te­ra­ti.
A pochi pas­si dal­la “spal­let­ta” dei Fos­si dove gli arti­sti ama­va­no sosta­re, diven­ne un vero e pro­prio por­to di mare dove non era raro incon­tra­re il com­po­si­to­re Pie­tro Masca­gni, il com­me­dio­gra­fo Dario Nic­co­de­mi o Ame­deo Modi­glia­ni. In que­sto loca­le nac­que il dibat­ti­to sugli svi­lup­pi cul­tu­ra­li del­la cit­tà: dal pro­get­to di una Casa del­l’Ar­te con sede al Cister­ni­no, alla gui­da di Livor­no, alla reda­zio­ne del­la rivi­sta esti­va “Nien­te Dazio?”.
Quan­do, nel 1920, morì Mario Puc­ci­ni gli arti­sti del­la bran­ca si mobi­li­ta­ro­no per chie­de­re l’i­nu­ma­zio­ne nel Fame­dio di Mon­te­ne­ro per colui che con­si­de­ra­va­no il vero ere­de di Fat­to­ri, e, scon­tran­do­si con gli altri com­po­nen­ti del­la Fede­ra­zio­ne Arti­sti­ca Livor­ne­se, si costi­tui­ro­no in un grup­po: il tem­po del Caf­fè Bar­di vol­ge­va a ter­mi­ne ma una nuo­va sta­gio­ne arti­sti­ca si apri­va con il Grup­po Labro­ni­co, fon­da­to dai “puc­ci­nia­ni” il 15 luglio 1920. Nel 1921 il palaz­zo del Caf­fè Bar­di ven­ne acqui­sta­to dal Ban­co di Roma, il loca­le chiu­se per sem­pre e tut­ti gli arre­di e gli ogget­ti arti­sti­ci furo­no ven­du­ti all’a­sta.

BIBLIOGRAFIA

  • Ser­ra Etto­re, Vita di gio­vi­ne arti­sta, Livor­no : Bel­for­te, 1913
  • Raz­za­gu­ta Gasto­ne, Vir­tù degli arti­sti labro­ni­ci, Soc. Ed. Tir­re­na, Livor­no 1943
  • Lloyd Llewe­lyn, Tem­pi Anda­ti, Val­lec­chi, Firen­ze 1951
  • Pier­leo­ni Miche­le, Mario Puc­ci­ni al Caf­fè Bar­di, incon­tri arti­sti­ci e cul­tu­ra­li nel­la Livor­no di ini­zio Nove­cen­to, in Il Caf­fè Bar­di di Livor­no (1909 – 1921) le arti all’in­con­tro, Ban­dec­chi e Vival­di, Pon­te­de­ra 2008
Benvenuti, Disegno, Caffè Bardi
Caf­fè Bar­di, Dise­gno di Ben­ve­nu­to Ben­ve­nu­ti, 1912

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La Torre del Marzocco

La Torre del Marzocco

- Vale­ria Venu­ti -

La sto­ria del­la Tor­re Nuo­va, det­ta poi del Mar­zoc­co, ci por­ta indie­tro nel tem­po fino al XV seco­lo, a quan­do la costa labro­ni­ca era sce­na­rio di bat­ta­glie e l’antico Por­to Pisa­no – con­te­so per la sua stra­te­gi­ca posi­zio­ne – si sta­va ormai inter­ran­do.
Fu edi­fi­ca­ta dal­la Repub­bli­ca fio­ren­ti­na dopo che que­sta ave­va acqui­sta­to Livor­no dai geno­ve­si, deten­to­ri del pote­re sul por­to tosca­no dal 1407 fino al 1421. Costrui­ta sui resti dell’antica Tor­re Ros­sa, si sup­po­ne che il pro­get­to appar­te­nes­se al cele­bre scul­to­re e archi­tet­to Loren­zo Ghi­ber­ti secon­do la testi­mo­nian­za ripor­ta­ta da G. T. Toz­zet­ti, il qua­le tro­va somi­glian­ze tra un dise­gno del Ghi­ber­ti e il Mar­zoc­co. Anche se la pater­ni­tà del pro­get­to non è con­fer­ma­ta, resta affa­sci­nan­te il suo for­te lega­me con la cele­bre Tor­re dei Ven­ti di Ate­ne. Evi­den­ti sono le ana­lo­gie con la tor­re ate­nie­se: entram­be a pian­ta otta­go­na­le rive­sti­te di mar­mo bian­co pre­sen­ta­no sul­le otto fac­ce mar­mo­ree i ven­ti scol­pi­ti in bas­so­ri­lie­vo, for­man­do un bel­lis­si­mo fre­gio, men­tre in cima alla cuspi­de era fis­sa­ta una ban­de­ruo­la che ruo­ta­va in base al ven­to. Il nome Mar­zoc­co deri­va pro­prio dal­la for­ma del­la sua anti­ca ban­de­ruo­la: un leo­ne ram­pan­te di rame dora­to, per­du­to nel 1737 a cau­sa di un ful­mi­ne.
Oggi la tor­re non è visi­ta­bi­le al suo inter­no ed è inglo­ba­ta nel com­ples­so del por­to indu­stria­le, ma la sua impo­nen­te bel­lez­za vie­ne cita­ta da mol­ti cro­ni­sti ed elo­gia­ta da sem­pre come uno tra i monu­men­ti sim­bo­lo del­la cit­tà labro­ni­ca.

BIBLIOGRAFIA

  • G. Tar­gio­ni Toz­zet­ti, Rela­zio­ne di alcu­ni viag­gi fat­ti in diver­se par­ti del­la Tosca­na, Firen­ze 1751
  • Fran­ce­sco Guic­ciar­di­ni, Isto­ria d’Italia di Fran­ce­sco Guic­ciar­di­ni, Firen­ze 1803
  • Ema­nue­le Repet­ti, Dizio­na­rio geo­gra­fi­co fisi­co sto­ri­co del­la Tosca­na, 1841

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A casa giocando s’impara: nell’orto tra ninfee e arte

Il Museo di Sto­ria Natu­ra­le di Livor­no a domi­ci­lio. In col­la­bo­ra­zio­ne con Coop Iti­ne­ra.
A casa gio­can­do s’impara”: nel­l’or­to tra nin­fee e arte
Atti­vi­tà per bam­bi­ni dai 5 ai 10 anni

Pro­se­guo­no gli appun­ta­men­ti per bam­bi­ni nell’ambito del­la rubri­ca on line A casa gio­can­do s’impara. Dome­ni­ca 5 apri­le fare­mo una pas­seg­gia­ta nell’orto del Museo di Sto­ria Natu­ra­le andan­do a sco­pri­re alcu­ne pian­te tipi­che dell’area Medi­ter­ra­nea ed in par­ti­co­la­re la più curio­sa, la nin­fea, l’elegante e raf­fi­na­ta pian­ta acqua­ti­ca, che ha ispi­ra­to tra l’altro mol­ti qua­dri del cele­bre pit­to­re impres­sio­ni­sta Clau­de Monet. I suoi qua­dri saran­no il pun­to di par­ten­za per rea­liz­za­re insie­me una vera e pro­pria ope­ra d’ar­te ispi­ra­ta alle sue famo­sis­si­me Nin­fee.
Ci accom­pa­gne­ran­no in que­sto per­cor­so Sil­via e Vale­ria.

La Birra Peroni. Quaranta anni di storia a Livorno

Birra Livorno De Giacomi

- Lau­ra Giu­lia­no -

Alla fine dell’800 in Ita­lia, il mestie­re di bir­ra­io era svol­to da pochis­si­mi impren­di­to­ri vista la domi­nan­te cul­tu­ra vini­co­la. Anco­ra di più lo era in regio­ni come il Pie­mon­te, patria di vini pre­gia­ti. For­se que­sto fu il moti­vo che indus­se il gio­va­ne Giu­sep­pe De Gia­co­mi a tra­sfe­rir­si a Livor­no e rile­va­re, nel 1892, la vec­chia Bir­re­ria Kief­fer. A quel­la data si trat­ta­va di un pic­co­lo labo­ra­to­rio arti­gia­no con annes­so loca­le per il con­su­mo posto nel qua­dri­la­te­ro for­ma­to dal­la Via Men­ta­na, Via de Lar­da­rel, Via Spro­ni e Via Chiel­li­ni. Da qui ha ini­zio la sto­ria del­la fab­bri­ca di Bir­ra De Gia­co­mi che ebbe un gran­de svi­lup­po fino al 1939, anno in cui l’intero com­ples­so fu acqui­si­to dal­la Socie­tà Bir­ra Pero­ni.
Per la pro­du­zio­ne del­la bir­ra si uti­liz­za­va l’acqua che si tro­va­va in abbon­dan­za pro­prio sot­to lo sta­bi­li­men­to, cana­liz­zan­do­la diret­ta­men­te dal­la sor­gen­te agli impian­ti pro­dut­ti­vi.
Gli anni del­la guer­ra si abbat­te­ro­no sugli impian­ti in manie­ra deva­stan­te dan­neg­gian­do gli edi­fi­ci pro­dut­ti­vi che furo­no rico­strui­ti e amplia­ti ripren­den­do la cor­sa pro­dut­ti­va fino a rag­giun­ge­re i 70.000 etto­li­tri nel 1963. L’emergere di sta­bi­li­men­ti più all’a­van­guar­dia e l’ubicazione dell’impianto nel cen­tro cit­tà uni­ta­men­te all’im­pos­si­bi­li­tà di poter amplia­re le uni­tà pro­dut­ti­ve deter­mi­nò il len­to decli­no del­la Bir­re­ria livor­ne­se, che chiu­se i bat­ten­ti nel 1979, lascian­do un segno for­te e inde­le­bi­le nel­la sto­ria e nel­la cul­tu­ra del­la cit­tà.

Stabilimento Birra De Giacomi Reparto imbottigliamento
Sta­bi­li­men­to Bir­ra De Gia­co­mi Repar­to imbot­ti­glia­men­to

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Undici voci per sei viaggi sentimentali nel Mediterraneo

A voce alta. Un viaggio sentimentale

Undi­ci voci per sei viag­gi. E’ que­sta l’iniziativa di audio-rac­con­to “A VOCE ALTA Un Viag­gio Sen­ti­men­ta­le”, idea­ta da Coop Iti­ne­ra, che potre­mo ascol­ta­re da mer­co­le­dì 1° apri­le, attra­ver­so undi­ci inter­pre­ta­zio­ni audio dal volu­me omo­ni­mo scrit­to, un paio di anni fa, da Simo­ne Len­zi: un viag­gio com­piu­to dall’autore nel­le cin­que regio­ni (Cor­si­ca, Tosca­na, Ligu­ria, Sar­de­gna e Var, nel sud del­la Fran­cia) coin­vol­te nel pro­get­to euro­peo INTERREG marit­ti­mo.
Undi­ci voci nar­ran­ti, di attri­ci e atto­ri livor­ne­si, rap­pre­sen­tan­ti del­la cul­tu­ra di que­sta cit­tà, che han­no ade­ri­to con pas­sio­ne all’iniziativa, met­ten­do a dispo­si­zio­ne gra­tui­ta­men­te la loro sen­si­bi­li­tà arti­sti­ca per alleg­ge­ri­re que­sti momen­ti di iso­la­men­to; con l’idea che l’arte, e l’arte del­la nar­ra­zio­ne in par­ti­co­la­re, rap­pre­sen­ta una risor­sa fon­da­men­ta­le per sen­tir­si uni­ti anche se distan­ti.
Il risul­ta­to del lavo­ro, coor­di­na­to per Iti­ne­ra da Lau­ra Giu­lia­no e per la par­te orga­niz­za­ti­va da Car­lo Neri e cura­to in post­pro­du­zio­ne e mon­tag­gio da Fran­co Chec­chi, rap­pre­sen­ta in modo acu­sti­ca­men­te tan­gi­bi­le le pro­ble­ma­ti­ci­tà che anche il mon­do arti­sti­co sta sof­fren­do in que­sto momen­to. La distan­za obbli­ga­ta, la regi­stra­zio­ne neces­sa­ria­men­te “casa­lin­ga” fat­ta al cel­lu­la­re con sem­pli­ci cuf­fie, l’impossibilità di eli­mi­na­re i rumo­ri d’ambiente, segna­no ancor di più il valo­re dell’operazione in que­sto momen­to sto­ri­co.
L’introduzione del 1° apri­le, e i suc­ces­si­vi riqua­dri inter­ni del­le loca­li­tà, sono affi­da­te a Car­lo Neri e quin­di si avvi­cen­de­ran­no, Ele­na De Caro­lisGabrie­le Benuc­ci ad accom­pa­gna­re l’ascoltatore attra­ver­so il Var, la pro­vin­cia fran­ce­se che si affac­cia sul­la Costa Azzur­ra; sarà poi il tur­no di Sil­va­na Coco­rul­loClau­dio Mar­mu­gi che ci faran­no attra­ver­sa­re i pae­sag­gi moz­za­fia­to del­la Ligu­ria, quin­di Eleo­no­ra Zac­chiRic­car­do De Fran­ce­sca per il viag­gio attra­ver­so la nostra Tosca­na che par­ti­rà l’11 apri­le a segui­re Isa­bel­la Cec­chiLuca Salem­mi a dare voce al viag­gio attra­ver­so la Sar­de­gna e infi­ne, con il rac­con­to del­la Cor­si­ca, Lau­ra Cini ed Ema­nue­le Bar­re­si a chiu­de­re il 18 apri­le que­sto “Viag­gio Sen­ti­men­ta­le”.
E’ gra­zie alle loro bel­lis­si­me voci che ognu­no di noi potrà, alme­no per qual­che minu­to, “usci­re e viag­gia­re” dal­le quat­tro mura del­la pro­pria casa alla sco­per­ta di luo­ghi sug­ge­sti­vi ric­chi sto­ria e tra­di­zio­ne.
I con­te­nu­ti audio, resi dispo­ni­bi­li tra­mi­te pod­ca­sting, saran­no frui­bi­li libe­ra­men­te per mez­zo di com­pu­ter, tablet o smart­pho­ne. Ogni epi­so­dio sarà pub­bli­ca­to sul blog di Iti­ne­ra e sul­la pagi­na Face­book del­la coo­pe­ra­ti­va.

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Carnevale livornese

- Ambra Fio­ri­ni -

Nei seco­li pas­sa­ti, Livor­no è sta­ta luo­go di rac­col­ta e resi­den­za di per­so­ne pro­ve­nien­ti da diver­se nazio­ni ed è pro­prio qui che una festa mol­to sen­ti­ta come il Car­ne­va­le ha assun­to un aspet­to del tut­to pecu­lia­re. I festeg­gia­men­ti coin­vol­ge­va­no prin­ci­pal­men­te le clas­si socia­li di ceto medio bas­so oltre che gli equi­pag­gi del­le navi stra­nie­re che, pro­prio nel perio­do car­ne­va­le­sco, arri­va­va­no nume­ro­se in por­to. Qua­lun­que gior­no e qual­sia­si not­te diven­ta­va­no un’occasione per festeg­gia­re con bal­li, dan­ze, gio­chi e rap­pre­sen­ta­zio­ni tea­tra­li; men­tre i ban­chet­ti si tra­sfor­ma­va­no in un vero e pro­prio rito col­let­ti­vo, al pun­to che cibo e man­gia­te costi­tui­va­no l’elemento fon­dan­te del Car­ne­va­le livor­ne­se.
In que­sti gior­ni di festa le masche­re imper­ver­sa­va­no: paro­die di per­so­nag­gi illu­stri, imi­ta­zio­ni di famo­si poe­ti e masche­re col­let­ti­ve oltre quel­le carat­te­ri­sti­che del­la cit­tà come “la divi­ni­tà mari­na”, “la puce” o “i mori”.
La più anti­ca e carat­te­ri­sti­ca masche­ra cit­ta­di­na era pro­ba­bil­men­te quel­la del pesca­to­re chia­ma­to dai livor­ne­si “Man­gia uno-man­gia due”. I suoi attri­bu­ti era­no un cami­ciot­to cor­to, mar­ro­ne e arruf­fa­to, un cap­puc­cio appun­ti­to e una can­na da pesca alla qua­le veni­va­no appe­se del­le roschet­te a mo’ di esca: le per­so­ne dove­va­no ten­ta­re di rubar­le al pesca­to­re sen­za usa­re le mani, affer­ran­do­le con la boc­ca come fan­no i pesci.
Duran­te i cor­si masche­ra­ti dei car­ri, che si svol­ge­va­no nel­la via Gran­de, il popo­lo si cimen­ta­va nel­la dif­fu­sa pra­ti­ca del lan­cio dei con­fet­ti. Ma se in altre cit­tà si era soli­ti usa­re con­fet­ti di ges­so o pisel­li, nel­la ric­ca Livor­no le pra­li­ne era­no pro­prio di zuc­che­ro: un segno di abbon­dan­za e, al tem­po stes­so, di appro­va­zio­ne tan­gi­bi­le ver­so la rap­pre­sen­ta­zio­ne car­ne­va­le­sca.
Pur­trop­po la cri­si che inve­stì tut­ta la cit­tà alla fine del XIX seco­lo non rispar­miò nem­me­no il rumo­ro­so car­ne­va­le livor­ne­se che pro­gres­si­va­men­te andò ridi­men­sio­nan­do­si fino a diven­ta­re, nel cor­so del ‘900, sol­tan­to un lon­ta­no ricor­do.

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A casa giocando s’impara: scopriamo i dinosauri

Il Museo di Sto­ria Natu­ra­le di Livor­no a domi­ci­lio
A casa gio­can­do s’impara”: sco­pria­mo i dino­sau­ri
Atti­vi­tà per bam­bi­ni dai 6 ai 10 anni

I dino­sau­ri da sem­pre affa­sci­na­no pic­co­li e gran­di. Che cosa sap­pia­mo del loro aspet­to? Mar­co ci rac­con­ta alcu­ne curio­si­tà sul­le loro carat­te­ri­sti­che e ci spie­ga come rea­liz­za­re una diver­ten­te e sem­pli­ce atti­vi­tà di labo­ra­to­rio da fare a casa.

A voce alta #culturadomicilio

A voce alta. Un viaggio sentimentale

Un Viaggio Sentimentale. Identità culturali nel cuore del Mediterraneo.

In tem­pi di #iore­stoa­ca­sa, si mol­ti­pli­ca­no le ini­zia­ti­ve per rom­pe­re l’isolamento che, non è solo fisi­co, ma anche socia­le e cul­tu­ra­le. La Coop Iti­ne­ra rispon­de con un’originale oppor­tu­ni­tà patro­ci­na­ta dal Comu­ne di Livor­no, dal tito­lo #cul­tu­ra­do­mi­ci­lio con la qua­le con­ti­nua­re a viag­gia­re e sco­pri­re luo­ghi ori­gi­na­li e ine­di­ti, tra­di­zio­ni e iden­ti­tà del nostro ter­ri­to­rio e di altri, ora acco­mu­na­ti dal­la stes­sa con­di­zio­ne. Si trat­ta del­le regio­ni Sar­de­gna, Cor­si­ca, Ligu­ria e Var, nel sud del­la Fran­cia, che insie­me con la Tosca­na costi­tui­sco­no l’area di coo­pe­ra­zio­ne su cui insi­ste il pro­gram­ma euro­peo Inter­reg, Ita­lia-Fran­cia “Marit­ti­mo” 2014 – 2020.
A VOCE ALTA #cul­tu­ra­do­mi­ci­lio è una ini­zia­ti­va che dà con­ti­nui­tà alla recen­te pre­sen­ta­zio­ne di un “roman­zo” di Viag­gio dal tito­lo “Un viag­gio Sen­ti­men­ta­le, iden­ti­tà cul­tu­ra­li nel cuo­re del Medi­ter­ra­neo”, scrit­to dall’autore Simo­ne Len­zi ed edi­to nell’ambito del pro­get­to Inter­reg S.MAR.T.I.C., di cui Iti­ne­ra è sta­ta capo­fi­la.
Il testo è un rac­con­to di viag­gio fuo­ri sta­gio­ne nel­le cin­que regio­ni, alla sco­per­ta di desti­na­zio­ni fuo­ri dai cir­cui­ti turi­sti­ci tra­di­zio­na­li, luo­ghi dell’identità, di valo­re sto­ri­co, arti­sti­co, cul­tu­ra­le e pae­sag­gi­sti­co, dove apprez­za­re il rit­mo del­la vita del­la comu­ni­tà loca­le e con­di­vi­der­ne gli spa­zi comu­ni come musei, piaz­ze, mer­ca­ti, risto­ran­ti, quar­tie­ri, bot­te­ghe. Luo­ghi cari­chi di sto­ria e di tra­di­zio­ne che espri­mo­no valo­ri di soste­ni­bi­li­tà ambien­ta­le, socia­le e cul­tu­ra­le, prin­ci­pi fon­da­men­ta­li per lo svi­lup­po di un turi­smo di qua­li­tà, sem­pre più apprez­za­to e ricer­ca­to dal “viag­gia­to­re con­sa­pe­vo­le”.
I luo­ghi del­le cin­que regio­ni descrit­te nel volu­me pren­do­no vita in sei audio rac­con­ti, rive­lan­do via via iden­ti­tà sco­no­sciu­te fat­te di pae­sag­gi, per­so­nag­gi, cul­tu­ra, tra­di­zio­ni gastro­no­mi­che e arti­gia­na­to. Dai pae­si del Var, alla Ligu­ria, dal­la Tosca­na, alla Sar­de­gna e infi­ne alla Cor­si­ca, que­sti rac­con­ti per­met­to­no un viag­gio di cul­tu­ra vir­tua­le pen­sa­to ad uso di turi­sti e viag­gia­to­ri con­sa­pe­vo­li e atten­ti alla soste­ni­bi­li­tà.
A VOCE ALTA Un Viag­gio Sen­ti­men­ta­le offre una alter­na­ti­va e momen­ta­nea occa­sio­ne di turi­smo cul­tu­ra­le, pro­po­nen­do un vir­tual tour da casa, attra­ver­so l’ascolto di sto­rie di luo­ghi spe­cia­li, uni­ci e ric­chi di iden­ti­tà, tut­ti da sco­pri­re attra­ver­so l’ascolto.
Ci pia­ce pen­sa­re che que­sta ini­zia­ti­va e que­sto viag­gio pren­da­no il via pro­prio da Livor­no, cit­tà tra­di­zio­nal­men­te tol­le­ran­te e aper­ta, che anche e soprat­tut­to in que­sto momen­to dif­fi­ci­le uni­sce i ter­ri­to­ri dell’area di coo­pe­ra­zio­ne attra­ver­so il mare.

Sono undi­ci le voci che dan­no cor­po al rac­con­to di Simo­ne Len­zi, tut­ti atto­ri e attri­ci livor­ne­si, rap­pre­sen­tan­ti del­la cul­tu­ra di que­sta cit­tà, che han­no ade­ri­to con pas­sio­ne all’iniziativa, met­ten­do a dispo­si­zio­ne, gra­tui­ta­men­te, la loro sen­si­bi­li­tà arti­sti­ca per alleg­ge­ri­re, que­sti momen­ti di iso­la­men­to, con l’idea che l’arte, e l’arte del­la nar­ra­zio­ne in par­ti­co­la­re, rap­pre­sen­ta un’importante risor­sa per sen­tir­si uni­ti anche se distan­ti.

A VOCE ALTA “Un Viaggio sentimentale, identità culturali al cuore del Mediterraneo”

Con le voci di:

  • Ema­nue­le Bar­re­si
  • Gabrie­le Benuc­ci
  • Isa­bel­la Cec­chi
  • Lau­ra Cini
  • Sil­va­na Coc­co­rul­lo
  • Ele­na De Caro­lis
  • Ric­car­do de Fran­ce­sca
  • Clau­dio Mar­mu­gi
  • Car­lo Neri
  • Luca Salem­mi
  • Eleo­no­ra Zac­chi
Data usci­ta pub­bli­ca Tito­lo Voci
1 apri­le Un Viag­gio sen­ti­men­ta­le. Viag­gio d’inverno. Car­lo Neri
4 apri­le Fran­cia. Nel Var. Giu­lio Gra­zia­ni, Ele­na De Caro­lis, Gabrie­le Benuc­ci, Car­lo Neri
8 apri­le In Ligu­ria Sil­va­na Coco­rul­lo, Clau­dio Mar­mu­gi, Car­lo Neri
11 apri­le In Tosca­na Eleo­no­ra Zac­chi, Ric­car­do De Fran­ce­sca, Car­lo Neri
15 apri­le In Sar­de­gna Isa­bel­la Cec­chi, Luca Salem­mi, Car­lo Neri
18 apri­le In Cor­si­ca Lau­ra Cini, Ema­nue­le Bar­re­si, Car­lo Neri
22 apri­le Gli atto­ri si pre­sen­ta­no Tut­te le voci

I con­te­nu­ti, resi dispo­ni­bi­li tra­mi­te pod­ca­sting, saran­no frui­bi­li libe­ra­men­te da qual­sia­si uten­te dota­to di un dispo­si­ti­vo con­nes­so ad inter­net (com­pu­ter, tablet o smart­pho­ne).
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  • Con­sor­zio Pega­so Net­work
  • Coop. Daf­ne
  • Con­sor­zio Due Rivie­re
  • CPME Cor­si­ca
  • CCIFM
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Percy Bysshe Shelley: un grande poeta inglese a Livorno

Villa Valsovano

- Miche­la Via­nel­li -

Per­cy Bys­she Shel­ley (1792 – 1822) tra i più cele­bri poe­ti ingle­si e liri­ci roman­ti­ci, scel­se di tra­scor­re­re mol­ta par­te del­la sua vita in Ita­lia, in par­ti­co­la­re a Napo­li, Pisa e Livor­no dove sog­gior­nò ben tre vol­te tra cui anche nel 1822, anno del­la sua tra­gi­ca mor­te in mare.
Shel­ley intra­pre­se un grand tour in Ita­lia dal 1818 che lo con­dus­se fino alla nostra cit­tà, in com­pa­gnia del­le secon­da moglie Mary Woll­sto­ne­craft God­win. In que­gli anni mol­ti intel­let­tua­li si fer­ma­va­no a Livor­no: qui risie­de­va una vasta comu­ni­tà di Ingle­si, mem­bri del­la Bri­tish Fac­to­ry e si pote­va­no tro­va­re aria buo­na e libri a volon­tà. Come sot­to­li­nea la con­tes­sa di Bles­sing­ton, ami­ca di Lord Byron “la pos­si­bi­li­tà di rice­ve­re libri e altri gene­ri di con­for­to dall’Inghilterra, attra­ver­so Livor­no, che è un por­to fran­co, la rac­co­man­da mol­tis­si­mo”.
Gli Shel­ley giun­se­ro per la pri­ma vol­ta a Livor­no il 10 mag­gio 1818 e la pri­ma impres­sio­ne che il poe­ta ebbe del­la nostra cit­tà non fu del­le miglio­ri; egli infat­ti cer­ca­va un luo­go dove poter tro­va­re quie­te e soli­tu­di­ne che si adat­tas­se­ro al suo spi­ri­to sogna­to­re, e il chias­so di quel­lo che al tem­po era un fio­ren­te por­to in cui fer­ve­va l’attività com­mer­cia­le e marit­ti­ma cer­to non lo accon­ten­tò. Eppu­re qual­co­sa in lui lo por­tò a legar­si nel pro­fon­do con la cit­tà. Nel­la metà di giu­gno del 1819, dopo aver sog­gior­na­to all’Aquila Nera, rino­ma­to alber­go dell’epoca lun­go gli sca­li d’Azeglio, gli Shel­ley si tra­sfe­ri­ro­no a Vil­la Val­so­va­no, situa­ta in un pode­re in Via Val­so­va­no (attua­le Via del Fagia­no). Nel­la vil­la il poe­ta ave­va tro­va­to il rifu­gio idea­le dal­la qua­le dice­va di poter vede­re, da un lato il mare con le sue iso­le Gor­go­na, Capra­ia, Elba e Cor­si­ca, dal­l’al­tro lato gli Appen­ni­ni; com­po­se qui la tra­ge­dia “The Cen­ci”.
Fu pro­prio in que­sto sog­gior­no che Shel­ley comin­ciò ad ama­re la bel­lez­za del­la natu­ra livor­ne­se che cele­brò suc­ces­si­va­men­te nell’ode “To a Sky­lark”.
Nel 1822 dopo una per­ma­nen­za di tre gior­ni nel­la nostra cit­tà, duran­te una tra­ver­sa­ta in mare, la bar­ca dove viag­gia­va fu tra­vol­ta da una tem­pe­sta e Shel­ley per­se la vita. Il suo cor­po fu ritro­va­to 10 gior­ni dopo a Via­reg­gio. Per un’ironica coin­ci­den­za, sul­la spiag­gia di Via­reg­gio, insie­me al suo cor­po, fu ritro­va­to il suo ulti­mo poe­ma “The Trium­ph of Life” (Il Trion­fo del­la Vita) scrit­to pro­prio sul­la bar­ca che lo por­tò alla mor­te. Shel­ley è cele­bre per aver scrit­to ope­re da anto­lo­gia qua­li “Ozy­man­dias”, “l’O­de al ven­to occi­den­ta­le”, “A un’al­lo­do­la”, e “La masche­ra del­l’a­nar­chia”, ma quel­li che ven­go­no con­si­de­ra­ti i suoi capo­la­vo­ri furo­no i poe­mi nar­ra­ti­vi come il “Pro­me­teo libe­ra­to” e “l’A­do­nais”.

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