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Carnevale livornese

- Ambra Fiorini -

Nei seco­li pas­sa­ti, Livor­no è sta­ta luo­go di rac­col­ta e resi­den­za di per­so­ne pro­ve­nien­ti da diver­se nazio­ni ed è pro­prio qui che una festa mol­to sen­ti­ta come il Car­ne­va­le ha assun­to un aspet­to del tut­to pecu­lia­re. I festeg­gia­men­ti coin­vol­ge­va­no prin­ci­pal­men­te le clas­si socia­li di ceto medio bas­so oltre che gli equi­pag­gi del­le navi stra­nie­re che, pro­prio nel perio­do car­ne­va­le­sco, arri­va­va­no nume­ro­se in por­to. Qua­lun­que gior­no e qual­sia­si not­te diven­ta­va­no un’occasione per festeg­gia­re con bal­li, dan­ze, gio­chi e rap­pre­sen­ta­zio­ni tea­tra­li; men­tre i ban­chet­ti si tra­sfor­ma­va­no in un vero e pro­prio rito col­let­ti­vo, al pun­to che cibo e man­gia­te costi­tui­va­no l’elemento fon­dan­te del Car­ne­va­le livornese. 
In que­sti gior­ni di festa le masche­re imper­ver­sa­va­no: paro­die di per­so­nag­gi illu­stri, imi­ta­zio­ni di famo­si poe­ti e masche­re col­let­ti­ve oltre quel­le carat­te­ri­sti­che del­la cit­tà come “la divi­ni­tà mari­na”, “la puce” o “i mori”.
La più anti­ca e carat­te­ri­sti­ca masche­ra cit­ta­di­na era pro­ba­bil­men­te quel­la del pesca­to­re chia­ma­to dai livor­ne­si “Man­gia uno-man­gia due”. I suoi attri­bu­ti era­no un cami­ciot­to cor­to, mar­ro­ne e arruf­fa­to, un cap­puc­cio appun­ti­to e una can­na da pesca alla qua­le veni­va­no appe­se del­le roschet­te a mo’ di esca: le per­so­ne dove­va­no ten­ta­re di rubar­le al pesca­to­re sen­za usa­re le mani, affer­ran­do­le con la boc­ca come fan­no i pesci. 
Duran­te i cor­si masche­ra­ti dei car­ri, che si svol­ge­va­no nel­la via Gran­de, il popo­lo si cimen­ta­va nel­la dif­fu­sa pra­ti­ca del lan­cio dei con­fet­ti. Ma se in altre cit­tà si era soli­ti usa­re con­fet­ti di ges­so o pisel­li, nel­la ric­ca Livor­no le pra­li­ne era­no pro­prio di zuc­che­ro: un segno di abbon­dan­za e, al tem­po stes­so, di appro­va­zio­ne tan­gi­bi­le ver­so la rap­pre­sen­ta­zio­ne carnevalesca. 
Pur­trop­po la cri­si che inve­stì tut­ta la cit­tà alla fine del XIX seco­lo non rispar­miò nem­me­no il rumo­ro­so car­ne­va­le livor­ne­se che pro­gres­si­va­men­te andò ridi­men­sio­nan­do­si fino a diven­ta­re, nel cor­so del ‘900, sol­tan­to un lon­ta­no ricordo.

A casa giocando s’impara: scopriamo i dinosauri

Il Museo di Sto­ria Natu­ra­le di Livor­no a domicilio
A casa gio­can­do s’impara”: sco­pria­mo i dinosauri
Atti­vi­tà per bam­bi­ni dai 6 ai 10 anni

I dino­sau­ri da sem­pre affa­sci­na­no pic­co­li e gran­di. Che cosa sap­pia­mo del loro aspet­to? Mar­co ci rac­con­ta alcu­ne curio­si­tà sul­le loro carat­te­ri­sti­che e ci spie­ga come rea­liz­za­re una diver­ten­te e sem­pli­ce atti­vi­tà di labo­ra­to­rio da fare a casa.

A voce alta #culturadomicilio

A voce alta. Un viaggio sentimentale

Un Viaggio Sentimentale. Identità culturali nel cuore del Mediterraneo.

In tem­pi di #iore­stoa­ca­sa, si mol­ti­pli­ca­no le ini­zia­ti­ve per rom­pe­re l’isolamento che, non è solo fisi­co, ma anche socia­le e cul­tu­ra­le. La Coop Iti­ne­ra rispon­de con un’originale oppor­tu­ni­tà patro­ci­na­ta dal Comu­ne di Livor­no, dal tito­lo #cul­tu­ra­do­mi­ci­lio con la qua­le con­ti­nua­re a viag­gia­re e sco­pri­re luo­ghi ori­gi­na­li e ine­di­ti, tra­di­zio­ni e iden­ti­tà del nostro ter­ri­to­rio e di altri, ora acco­mu­na­ti dal­la stes­sa con­di­zio­ne. Si trat­ta del­le regio­ni Sar­de­gna, Cor­si­ca, Ligu­ria e Var, nel sud del­la Fran­cia, che insie­me con la Tosca­na costi­tui­sco­no l’area di coo­pe­ra­zio­ne su cui insi­ste il pro­gram­ma euro­peo Inter­reg, Ita­lia-Fran­cia “Marit­ti­mo” 2014 – 2020.
A VOCE ALTA #cul­tu­ra­do­mi­ci­lio è una ini­zia­ti­va che dà con­ti­nui­tà alla recen­te pre­sen­ta­zio­ne di un “roman­zo” di Viag­gio dal tito­lo “Un viag­gio Sen­ti­men­ta­le, iden­ti­tà cul­tu­ra­li nel cuo­re del Medi­ter­ra­neo”, scrit­to dall’autore Simo­ne Len­zi ed edi­to nell’ambito del pro­get­to Inter­reg S.MAR.T.I.C., di cui Iti­ne­ra è sta­ta capofila.
Il testo è un rac­con­to di viag­gio fuo­ri sta­gio­ne nel­le cin­que regio­ni, alla sco­per­ta di desti­na­zio­ni fuo­ri dai cir­cui­ti turi­sti­ci tra­di­zio­na­li, luo­ghi dell’identità, di valo­re sto­ri­co, arti­sti­co, cul­tu­ra­le e pae­sag­gi­sti­co, dove apprez­za­re il rit­mo del­la vita del­la comu­ni­tà loca­le e con­di­vi­der­ne gli spa­zi comu­ni come musei, piaz­ze, mer­ca­ti, risto­ran­ti, quar­tie­ri, bot­te­ghe. Luo­ghi cari­chi di sto­ria e di tra­di­zio­ne che espri­mo­no valo­ri di soste­ni­bi­li­tà ambien­ta­le, socia­le e cul­tu­ra­le, prin­ci­pi fon­da­men­ta­li per lo svi­lup­po di un turi­smo di qua­li­tà, sem­pre più apprez­za­to e ricer­ca­to dal “viag­gia­to­re consapevole”.
I luo­ghi del­le cin­que regio­ni descrit­te nel volu­me pren­do­no vita in sei audio rac­con­ti, rive­lan­do via via iden­ti­tà sco­no­sciu­te fat­te di pae­sag­gi, per­so­nag­gi, cul­tu­ra, tra­di­zio­ni gastro­no­mi­che e arti­gia­na­to. Dai pae­si del Var, alla Ligu­ria, dal­la Tosca­na, alla Sar­de­gna e infi­ne alla Cor­si­ca, que­sti rac­con­ti per­met­to­no un viag­gio di cul­tu­ra vir­tua­le pen­sa­to ad uso di turi­sti e viag­gia­to­ri con­sa­pe­vo­li e atten­ti alla sostenibilità.
A VOCE ALTA Un Viag­gio Sen­ti­men­ta­le offre una alter­na­ti­va e momen­ta­nea occa­sio­ne di turi­smo cul­tu­ra­le, pro­po­nen­do un vir­tual tour da casa, attra­ver­so l’ascolto di sto­rie di luo­ghi spe­cia­li, uni­ci e ric­chi di iden­ti­tà, tut­ti da sco­pri­re attra­ver­so l’ascolto.
Ci pia­ce pen­sa­re che que­sta ini­zia­ti­va e que­sto viag­gio pren­da­no il via pro­prio da Livor­no, cit­tà tra­di­zio­nal­men­te tol­le­ran­te e aper­ta, che anche e soprat­tut­to in que­sto momen­to dif­fi­ci­le uni­sce i ter­ri­to­ri dell’area di coo­pe­ra­zio­ne attra­ver­so il mare.

Sono undi­ci le voci che dan­no cor­po al rac­con­to di Simo­ne Len­zi, tut­ti atto­ri e attri­ci livor­ne­si, rap­pre­sen­tan­ti del­la cul­tu­ra di que­sta cit­tà, che han­no ade­ri­to con pas­sio­ne all’iniziativa, met­ten­do a dispo­si­zio­ne, gra­tui­ta­men­te, la loro sen­si­bi­li­tà arti­sti­ca per alleg­ge­ri­re, que­sti momen­ti di iso­la­men­to, con l’idea che l’arte, e l’arte del­la nar­ra­zio­ne in par­ti­co­la­re, rap­pre­sen­ta un’importante risor­sa per sen­tir­si uni­ti anche se distanti.

A VOCE ALTA “Un Viaggio sentimentale, identità culturali al cuore del Mediterraneo”

Con le voci di:

  • Ema­nue­le Barresi
  • Gabrie­le Benucci
  • Isa­bel­la Cecchi
  • Lau­ra Cini
  • Sil­va­na Coccorullo
  • Ele­na De Carolis
  • Ric­car­do de Francesca
  • Clau­dio Marmugi
  • Car­lo Neri
  • Luca Salem­mi
  • Eleo­no­ra Zacchi
Data usci­ta pubblica Tito­lo Voci
1 apri­le Un Viag­gio sen­ti­men­ta­le. Viag­gio d’inverno. Car­lo Neri
4 apri­le Fran­cia. Nel Var. Giu­lio Gra­zia­ni, Ele­na De Caro­lis, Gabrie­le Benuc­ci, Car­lo Neri
8 apri­le In Ligu­ria Sil­va­na Coco­rul­lo, Clau­dio Mar­mu­gi, Car­lo Neri
11 apri­le In Tosca­na Eleo­no­ra Zac­chi, Ric­car­do De Fran­ce­sca, Car­lo Neri
15 apri­le In Sar­de­gna Isa­bel­la Cec­chi, Luca Salem­mi, Car­lo Neri
18 apri­le In Cor­si­ca Lau­ra Cini, Ema­nue­le Bar­re­si, Car­lo Neri
22 apri­le Gli atto­ri si presentano Tut­te le voci

I con­te­nu­ti, resi dispo­ni­bi­li tra­mi­te pod­ca­sting, saran­no frui­bi­li libe­ra­men­te da qual­sia­si uten­te dota­to di un dispo­si­ti­vo con­nes­so ad inter­net (com­pu­ter, tablet o smartphone).
Ogni nuo­vo epi­so­dio ver­rà pub­bli­ca­to sul blog del­la Coop Iti­ne­ra e sul­la sua pagi­na Face­book.
Gli iscrit­ti alla new­slet­ter cul­tu­ra­le del­la Coop Iti­ne­ra rice­ve­ran­no inol­tre una comu­ni­ca­zio­ne via e‑mail il gior­no del­la pubblicazione.

Il pro­get­to è coor­di­na­to dal­la Coop Iti­ne­ra con la col­la­bo­ra­zio­ne dei part­ner del pro­get­to SMARTIC

  • Con­sor­zio Pega­so Network
  • Coop. Daf­ne
  • Con­sor­zio Due Riviere
  • CPME Cor­si­ca
  • CCIFM
  • Con­trol­lo Qua­li­tà srl

Percy Bysshe Shelley: un grande poeta inglese a Livorno

Villa Valsovano

- Miche­la Vianelli -

Per­cy Bys­she Shel­ley (1792 – 1822) tra i più cele­bri poe­ti ingle­si e liri­ci roman­ti­ci, scel­se di tra­scor­re­re mol­ta par­te del­la sua vita in Ita­lia, in par­ti­co­la­re a Napo­li, Pisa e Livor­no dove sog­gior­nò ben tre vol­te tra cui anche nel 1822, anno del­la sua tra­gi­ca mor­te in mare. 
Shel­ley intra­pre­se un grand tour in Ita­lia dal 1818 che lo con­dus­se fino alla nostra cit­tà, in com­pa­gnia del­le secon­da moglie Mary Woll­sto­ne­craft God­win. In que­gli anni mol­ti intel­let­tua­li si fer­ma­va­no a Livor­no: qui risie­de­va una vasta comu­ni­tà di Ingle­si, mem­bri del­la Bri­tish Fac­to­ry e si pote­va­no tro­va­re aria buo­na e libri a volon­tà. Come sot­to­li­nea la con­tes­sa di Bles­sing­ton, ami­ca di Lord Byron “la pos­si­bi­li­tà di rice­ve­re libri e altri gene­ri di con­for­to dall’Inghilterra, attra­ver­so Livor­no, che è un por­to fran­co, la rac­co­man­da mol­tis­si­mo”.
Gli Shel­ley giun­se­ro per la pri­ma vol­ta a Livor­no il 10 mag­gio 1818 e la pri­ma impres­sio­ne che il poe­ta ebbe del­la nostra cit­tà non fu del­le miglio­ri; egli infat­ti cer­ca­va un luo­go dove poter tro­va­re quie­te e soli­tu­di­ne che si adat­tas­se­ro al suo spi­ri­to sogna­to­re, e il chias­so di quel­lo che al tem­po era un fio­ren­te por­to in cui fer­ve­va l’attività com­mer­cia­le e marit­ti­ma cer­to non lo accon­ten­tò. Eppu­re qual­co­sa in lui lo por­tò a legar­si nel pro­fon­do con la cit­tà. Nel­la metà di giu­gno del 1819, dopo aver sog­gior­na­to all’Aquila Nera, rino­ma­to alber­go dell’epoca lun­go gli sca­li d’Azeglio, gli Shel­ley si tra­sfe­ri­ro­no a Vil­la Val­so­va­no, situa­ta in un pode­re in Via Val­so­va­no (attua­le Via del Fagia­no). Nel­la vil­la il poe­ta ave­va tro­va­to il rifu­gio idea­le dal­la qua­le dice­va di poter vede­re, da un lato il mare con le sue iso­le Gor­go­na, Capra­ia, Elba e Cor­si­ca, dal­l’al­tro lato gli Appen­ni­ni; com­po­se qui la tra­ge­dia “The Cenci”. 
Fu pro­prio in que­sto sog­gior­no che Shel­ley comin­ciò ad ama­re la bel­lez­za del­la natu­ra livor­ne­se che cele­brò suc­ces­si­va­men­te nell’ode “To a Sky­lark”.
Nel 1822 dopo una per­ma­nen­za di tre gior­ni nel­la nostra cit­tà, duran­te una tra­ver­sa­ta in mare, la bar­ca dove viag­gia­va fu tra­vol­ta da una tem­pe­sta e Shel­ley per­se la vita. Il suo cor­po fu ritro­va­to 10 gior­ni dopo a Via­reg­gio. Per un’ironica coin­ci­den­za, sul­la spiag­gia di Via­reg­gio, insie­me al suo cor­po, fu ritro­va­to il suo ulti­mo poe­ma “The Trium­ph of Life” (Il Trion­fo del­la Vita) scrit­to pro­prio sul­la bar­ca che lo por­tò alla mor­te. Shel­ley è cele­bre per aver scrit­to ope­re da anto­lo­gia qua­li “Ozy­man­dias”, “l’O­de al ven­to occi­den­ta­le”, “A un’al­lo­do­la”, e “La masche­ra del­l’a­nar­chia”, ma quel­li che ven­go­no con­si­de­ra­ti i suoi capo­la­vo­ri furo­no i poe­mi nar­ra­ti­vi come il “Pro­me­teo libe­ra­to” e “l’A­do­nais”.

L’Accademia Labronica

Biblioteca Labronica

- Sarah Bovani -

Livor­no, cit­tà gio­va­ne e cen­tro impor­tan­te per lo svi­lup­po di atti­vi­tà com­mer­cia­li, ebbe in pas­sa­to anche alcu­ne impor­tan­ti Acca­de­mie cul­tu­ra­li. Tra il XVII e il XVIII seco­lo fio­ri­ro­no nel nostro ter­ri­to­rio quel­le dei “Dub­bio­si”, degli “Abbor­ri­ti”… ed infi­ne l’Accademia Labro­ni­ca. Quest’ultima nata su ini­zia­ti­va di set­te ami­ci, tra i qua­li Giu­sep­pe Vivo­li, Segre­ta­rio dell’Ufficio di Sani­tà, e Fran­ce­sco Pisto­le­si, impie­ga­to nel­l’uf­fi­cio del­la Doga­na, ave­va come obiet­ti­vo quel­lo di far ave­re anche nel­la nostra cit­tà un’accademia let­te­ra­ria nel­la qua­le i com­po­nen­ti si riu­ni­va­no per “comu­ni­car­si i lumi e l’istruzione… il gusto e la cul­tu­ra del­le Scien­ze, del­le Let­te­re e del­le Arti”.
L’immagine dell’Ercole Labro­ni­co con accan­to l’arme del­la cit­tà di Livor­no ed il mot­to Robur et Fides, rap­pre­sen­ta­va­no gli obiet­ti­vi del soda­li­zio. Duran­te le adu­nan­ze dei mem­bri si pote­va scri­ve­re “a libe­ra scel­ta sopra qual­si­vo­glia ele­men­to” sen­za però entra­re nel meri­to del­la reli­gio­ne o del­la poli­ti­ca. L’attività ini­ziò il 2 mag­gio 1816, con l’ap­pog­gio del Gran­du­ca Fer­di­nan­do III di Lore­na, pres­so casa Cer­va­ro­li, un’abitazione pre­sa in affit­to al ter­zo pia­no di via San­ta Giu­lia. I soci costi­tui­ro­no anche una biblio­te­ca e scris­se­ro gli Atti del­l’Ac­ca­de­mia. Il pri­mo pre­si­den­te fu Pie­tro Paren­ti e il pri­mo segre­ta­rio Fran­ce­sco Pisto­le­si. La biblio­te­ca, che nel­la pri­ma metà del­l’Ot­to­cen­to con­ta­va già 7.000 volu­mi, nel 1843 fu aper­ta al pub­bli­co e suc­ces­si­va­men­te, nel 1852 fu dona­ta al Comu­ne ed amplia­ta, andan­do a costi­tui­re l’attuale Biblio­te­ca Labro­ni­ca, inti­to­la­ta a Fran­ce­sco Dome­ni­co Guer­raz­zi. L’Accademia fra i suoi mem­bri ebbe mol­ti illu­stri cit­ta­di­ni tra i qua­li Ange­li­ca Pal­li, uni­ca don­na ammes­sa agli incon­tri cul­tu­ra­li ed Enri­co Mayer. Ces­sò la sua atti­vi­tà nel­l’ul­ti­mo decen­nio del XIX sec.

Accademia Labronica

A casa giocando s’impara: i colori della preistoria

Il Museo di Sto­ria Natu­ra­le di Livor­no a domicilio
A casa gio­can­do s’impara”: i colo­ri del­la preistoria
Atti­vi­tà per bam­bi­ni dai 6 ai 10 anni

Nel­la Sala dell’Uomo del Museo si pos­so­no ammi­ra­re le pit­tu­re rupe­stri in copia del­la cele­bre grot­ta di Lascaux in Fran­cia. Qua­li figu­re sono rap­pre­sen­ta­te? Qua­li colo­ri pre­val­go­no? Sco­pria­mo­lo insie­me ad Ambra e Valeria!

Il Museo di Storia Naturale di Livorno a domicilio: “A casa giocando s’impara”

A casa... Giocando s'impara

Il Museo di Sto­ria Natu­ra­le di Livor­no a domicilio
A casa gio­can­do s’impara”: una rubri­ca tut­ta per i bambini

In que­sto sce­na­rio di emer­gen­za sani­ta­ria anche il Museo di Sto­ria Natu­ra­le del Medi­ter­ra­neo di Livor­no ha dovu­to chiu­de­re al pub­bli­co i pro­pri spa­zi espo­si­ti­vi ed inter­rom­pe­re le nume­ro­se ini­zia­ti­ve rivol­te alla scuo­le, fami­glie ed adul­ti. Pur­trop­po mol­ti bam­bi­ni che segui­va­no con con­ti­nui­tà le pro­po­ste edu­ca­ti­ve e ludi­che del pro­gram­ma GIOCANDO S’IMPARA, visi­te e ani­ma­zio­ni a tema scien­ti­fi­co, non han­no più potu­to incon­tra­re i loro ani­ma­to­ri ed esper­ti scien­ti­fi­ci. Da qui l’idea di pro­se­gui­re gli appun­ta­men­ti con la scien­za e resta­re in con­tat­to con i più pic­co­li nel­l’at­te­sa di ritor­na­re pre­sto alla nostra vita quo­ti­dia­na ed ai rit­mi del­la scuola. 
A par­ti­re da dome­ni­ca 22 mar­zo quin­di il Museo di Sto­ria Natu­ra­le in col­la­bo­ra­zio­ne con la Coop Iti­ne­ra pro­po­ne una nuo­va rubri­ca dal tito­lo “A casa gio­can­do s’impara” in cui gli ope­ra­to­ri del Museo mostre­ran­no, attra­ver­so bre­vi con­tri­bu­ti video, gli aspet­ti più curio­si e signi­fi­ca­ti­vi del­la strut­tu­ra, ana­liz­zan­do con un lin­guag­gio ade­gua­to ai bam­bi­ni, ogni vol­ta un aspet­to spe­ci­fi­co: dal­l’ar­cheo­lo­gia, alla zoo­lo­gia, alla geo­lo­gia ecc. I video saran­no pub­bli­ca­ti sul sito del Museo di Sto­ria Natu­ra­le, sul sito del­la Coop Iti­ne­ra e sul­le pagi­ne Face­book del Museo e del­la Coo­pe­ra­ti­va.
Ogni dome­ni­ca ci sarà un nuo­vo ed inte­res­san­te argo­men­to da esplo­ra­re insie­me. Segui­te­ci!

Angelica Palli

Angelica Palli

- Gem­ma Lombardi -

Per­so­na­li­tà dirom­pen­te del­la Livor­no Otto­cen­te­sca, Ange­li­ca Pal­li può esse­re defi­ni­ta come un tas­sel­lo signi­fi­ca­ti­vo del­la rivo­lu­zio­ne fem­mi­ni­le nel­l’am­bi­to del­la cul­tu­ra Ita­lia­na ed Euro­pea dell’epoca. Figu­ra impor­tan­te del Risor­gi­men­to e appas­sio­na­ta soste­ni­tri­ce dell’Indipendenza Ita­lia­na, Ange­li­ca fu pri­ma di tut­to un’intellettuale, let­te­ra­ta e scrit­tri­ce con una pro­du­zio­ne impe­gna­ta a cui si dedi­cò per tut­ta la vita. 
Di ori­gi­ni gre­che, Anghe­li­kì Pal­lis, nac­que a Livor­no il 22 novem­bre del 1798. Fin da bam­bi­na Ange­li­ca respi­ra nel­la casa nata­le un cli­ma sti­mo­lan­te, ali­men­ta­to dal via vai di intel­let­tua­li che ani­ma­va­no il salot­to di fami­glia. Dopo il matri­mo­nio con Giam­pao­lo Bar­to­lom­mei, Ange­li­ca potrà con­ti­nua­re la tra­di­zio­ne fami­lia­re da vera pro­ta­go­ni­sta dell’ancor più famo­so salot­to, situa­to nel­l’an­ti­ca Vene­zia, sugli Sca­li del pesce. La sua dimo­ra, in bre­ve, acco­glie­rà alcu­ne del­le più illu­mi­na­te men­ti del­lo sce­na­rio cul­tu­ra­le e poli­ti­co ita­lia­no, come Ugo Fosco­lo, Giu­sep­pe Maz­zi­ni, F. Dome­ni­co Guer­raz­zi, e Ales­san­dro Man­zo­ni che in un’ode a lei dedi­ca­ta, la defi­nì “pro­le elet­ta dal Ciel, Saf­fo novel­la”.
L’espressione mas­si­ma del suo pen­sie­ro si ritro­va nel­l’o­pe­ra “Il trat­ta­to, discor­si di una don­na alle gio­va­ni mari­ta­te del suo pae­se”, in cui l’autrice deli­nea la situa­zio­ne con­tem­po­ra­nea del­la don­na e del­le ingiu­sti­zie cui era ogget­to, pro­po­nen­do la neces­si­tà di istru­zio­ne come leva per una sua mag­gior autonomia. 
Gra­zie alla sua deter­mi­na­zio­ne, Ange­li­ca riu­scì a con­cre­tiz­za­re i suoi obiet­ti­vi dan­do vita alla pri­ma scuo­la fem­mi­ni­le supe­rio­re a Livor­no “l’Isti­tu­to Magi­stra­le”, che anco­ra oggi por­ta il suo nome.
Ange­li­ca morì il 6 Mar­zo del 1875. La sua tom­ba si tro­va nel cimi­te­ro gre­co orto­dos­so di via Mastac­chi, men­tre un busto in mar­mo rea­liz­za­to dal­lo scul­to­re Temi­sto­cle Guer­raz­zi è oggi con­ser­va­to pres­so la Biblio­te­ca Labronica.

Palazzo Bartolommei
Palaz­zo Bar­to­lom­mei, Sca­li del Pesce

Palazzo Huigens a Livorno

Palazzo Huigens

- Lau­ra Giuliano -

Esem­pio tipi­co di resi­den­za mer­can­ti­le, il Palaz­zo Hui­gens, sede del­la Coo­pe­ra­ti­va Iti­ne­ra, è tra le archi­tet­tu­re sto­ri­che più note­vo­li e rap­pre­sen­ta­ti­ve di Livor­no. Fu costrui­to nel 1706 dal ric­co mer­can­te di Colo­nia Odoar­do Bras­sart, ed in segui­to acqui­sta­to dal mer­can­te Anto­nio Hui­gens, suo con­cit­ta­di­no, che ha lascia­to il nome alla residenza.
Que­sto edi­fi­cio, come mol­ti altri che sor­go­no lun­go i cana­li, pre­sen­ta una tipo­lo­gia par­ti­co­la­re ed uni­ca che ha con­di­zio­na­to l’ar­chi­tet­tu­ra e l’ur­ba­ni­sti­ca del quar­tie­re Venezia. 
La tipo­lo­gia del palaz­zo mer­can­ti­le è per­tan­to un model­lo archi­tet­to­ni­co con carat­te­ri­sti­che rico­no­sci­bi­li tra cui una strut­tu­ra su tre livel­li: la can­ti­na, sot­to il pia­no del­la stra­da, con affac­cio diret­to sul cana­le fun­zio­na­le al cari­co, sca­ri­co e depo­si­to del­le mer­ci. Spa­zi ampi uti­liz­za­ti come veri e pro­pri nego­zi, le can­ti­ne era­no anche luo­ghi di incon­tro e di scam­bio com­mer­cia­le, di ven­di­ta e di pic­co­le trat­ta­ti­ve. Spes­so, nel­le can­ti­ne era­no pre­sen­ti pic­co­li pas­sag­gi inter­ni con sca­le che si col­le­ga­va­no con i magaz­zi­ni del livel­lo supe­rio­re, uti­liz­za­ti per lo stoc­cag­gio del­le mer­ci. Al pri­mo livel­lo poi, le abi­ta­zio­ni, spa­zi di vita quo­ti­dia­na ma anche uffi­ci com­mer­cia­li non­ché luo­ghi di incon­tro mon­da­no ani­ma­ti da feste e rice­vi­men­ti. Una curio­si­tà: le ampie fine­stre di cui sono dota­ti que­sti palaz­zi ser­vi­va­no per far pas­sa­re la mer­ce con l’ausilio di car­ru­co­le, nel caso in cui le can­ti­ne e i magaz­zi­ni fos­se­ro completi.

Livorno Cortile di Palazzo Huigens

La strada litoranea: da via delle torri a percorso turistico estivo

Bagni Pancaldi

- Miche­la Vianelli -

Quel­la che cono­scia­mo come stra­da lito­ra­nea, che da Livor­no con­du­ce attra­ver­so un per­cor­so pano­ra­mi­co e sug­ge­sti­vo fino al pro­mon­to­rio di Piom­bi­no, ebbe in pas­sa­to l’unica fun­zio­ne di col­le­ga­re la linea difen­si­va del­le tor­ri costiere. 
La stra­da, det­ta in ori­gi­ne dei Caval­leg­ge­ri, dal For­te dei Caval­leg­ge­ri, posto dove attual­men­te sor­ge la Ter­raz­za Masca­gni, met­te­va in comu­ni­ca­zio­ne le tor­ri costie­re dis­se­mi­na­te lun­go la costa fino ad arri­va­re al Prin­ci­pa­to di Piombino. 
L’Ottocento fu per Livor­no un perio­do di gran­di pro­get­ti: la cit­tà fu inte­res­sa­ta da gran­di cam­bia­men­ti pri­mo fra tut­ti l’abbattimento del­le anti­che mura cin­que­cen­te­sche del Buon­ta­len­ti, ora­mai odio­sa sepa­ra­zio­ne tra la vec­chia e la nuo­va cit­tà e la rea­liz­za­zio­ne del­la nuo­va cin­ta dazia­ria pro­get­ta­ta dall’ing. A. Manet­ti nel 1835. Le zone inte­res­sa­te dal pro­ces­so di espan­sio­ne urba­na oltre le mura ven­ne­ro com­pre­se a pie­no tito­lo nel­la città. 
In que­sti anni si deci­se di valo­riz­za­re la diret­tri­ce di espan­sio­ne ver­so Sud, rap­pre­sen­ta­ta appun­to dal­l’an­ti­ca Via dei Caval­leg­ge­ri. Si trat­ta­va di pro­get­ta­re, anche per Livor­no una vera e pro­pria pas­seg­gia­ta a mare, sul model­lo del­le più note pas­seg­gia­te di Chia­ia a Napo­li e del­la Pro­me­na­de des Anglais di Niz­za1.
Meri­ta ricor­da­re che la cit­tà di Livor­no diven­tò nel cor­so del XIX seco­lo, una tra le mete turi­sti­che esti­ve più ambi­te e pre­sti­gio­se. La cit­tà si tra­sfor­mò in pochi anni tra l’Ottocento e il Nove­cen­to in pri­mo cen­tro bal­nea­re del­la Tosca­nacapi­ta­le euro­pea del­la vacan­ze. Con il dif­fon­der­si del­la moda dei bagni, vil­leg­gia­re a Livor­no diven­ne segno di distin­zio­ne e di agia­tez­za. L’epicentro del­le vacan­ze era il trat­to di costa tir­re­ni­ca che in un pri­mo momen­to si esten­de­va da por­ta a Mare, cor­ri­spon­den­te all’o­dier­na piaz­za Maz­zi­ni, fino all’Ar­den­za per poi rag­giun­ge­re, suc­ces­si­va­men­te, anche il vil­lag­gio di Anti­gna­no. Ven­ne rea­liz­za­ta così la Roton­da d’Ar­den­za, su pro­get­to di Lui­gi Fab­bri, in toni ele­gan­ti, con albe­ri debi­ta­men­te sele­zio­na­ti tra quel­li che pos­so­no vive­re in pros­si­mi­tà del mare e pian­ta­ti con rin­for­zi per evi­ta­re i dan­ni del for­te libec­cio livor­ne­se; il Par­ter­re fu dise­gna­to con pra­ti, boschet­ti e via­li per le vet­tu­re e attrez­za­to con pan­chi­ne in mar­mo di San Giuliano. 
Edi­fi­ci emer­gen­ti dal pun­to di vista archi­tet­to­ni­co furo­no sen­z’al­tro i Casi­ni d’Ar­den­za che insie­me al Palaz­zo Capril­li ven­ne­ro costrui­ti come strut­tu­ra di ser­vi­zio alla vil­leg­gia­tu­ra, una sor­ta di resi­den­ce ante lit­te­ram, prov­vi­sto di una trat­to­ria, una sala comu­ne da biliar­do, una per l’in­trat­te­ni­men­to mon­da­no ed uno sta­bi­li­men­to bal­nea­re deno­mi­na­to Bagnet­ti, cor­ri­spon­den­te agli attua­li Onde del Tir­re­no (Peja­ni).

  1. L.Bortolotti, Livor­no dal 1748 al 1958, Olsch­ki Edi­to­re, Firen­ze 1970
Elenco benefici pubblici ricevuti