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Turismo sostenibile e cultura diffusa

Turismo sostenibile

Nel perio­do sto­ri­co che stia­mo viven­do, dove la pan­de­mia Covid-19 ha por­ta­to mol­te per­so­ne a sen­ti­re sem­pre di più la neces­si­tà di esse­re ras­si­cu­ra­te, i con­cet­ti di eti­ca e soste­ni­bi­li­tà sono sem­pre più pre­sen­ti, così come quel­li di benes­se­re e salute.
Anche in ambi­to cul­tu­ra­le e turi­sti­co, è neces­sa­rio un net­to cam­bia­men­to di pro­spet­ti­va, in un’ot­ti­ca di respon­sa­bi­li­tà socia­le e acces­si­bi­li­tà, oltre che di soste­ni­bi­li­tà ambien­ta­le ed economica.
Stia­mo pas­san­do, già da tem­po ormai, da un “turi­smo velo­ce” ad un “turi­smo len­to”, respon­sa­bi­le e uma­ni­sti­co, capa­ce di svi­lup­pa­re nuo­ve pro­po­ste di valo­re per il nostro ter­ri­to­rio. Le per­so­ne sen­to­no sem­pre di più il biso­gno di rice­ve­re auten­ti­ci­tà da un luo­go, di cono­sce­re le sue sto­rie e di vive­re espe­rien­ze emo­zio­na­li e indimenticabili.
Lo “slow tou­ri­sm” per­met­te di vive­re il viag­gio in modo con­sa­pe­vo­le e soste­ni­bi­le, lon­ta­no dal­la fre­ne­sia di tut­ti i gior­ni, sti­mo­lan­do il turi­sta a rispet­ta­re il valo­re del patri­mo­nio ter­ri­to­ria­le e , allo stes­so tem­po, facen­do in modo che ne esca appa­ga­to e arric­chi­to, oltre che più rilas­sa­to e in pace con sé stesso.
Il turi­smo soste­ni­bi­le non è quin­di sol­tan­to il turi­smo “green” ma è lega­to anche a con­cet­ti qua­li la tute­la e la valo­riz­za­zio­ne del patri­mo­nio cul­tu­ra­le e del­le tra­di­zio­ni loca­li e per que­sto moti­vo è capa­ce di pro­muo­ve­re e aiu­ta­re non solo il ter­ri­to­rio ma anche l’in­te­ra comu­ni­tà (a par­ti­re dai pro­dot­ti agri­co­li a chi­lo­me­tro zero) e crea­re valo­re aggiun­to, iden­ti­tà e coe­sio­ne socia­le, oltre che soste­ni­bi­li­tà economica.
Lo Slow Tou­ri­sm pri­vi­le­gia mez­zi soste­ni­bi­li come il tre­no e la bici­clet­ta, che diven­ta­no par­te stes­sa dell’esperienza.
A Livor­no ne abbia­mo un bel­l’e­sem­pio con il for­mat “Cul­tu­ra a due ruo­te ” a cura di Coop.Itinera, con il patro­ci­nio del Comu­ne di Livor­no e in col­la­bo­ra­zio­ne con Gal­le­ria Uovo alla Pop. Un tour in bici­clet­ta alla sco­per­ta del­le mera­vi­glie ine­di­te di Livor­no, affron­tan­do temi sem­pre diver­si per pro­muo­ve­re il ter­ri­to­rio, pro­por­re un nuo­vo tipo di turi­smo di tipo soste­ni­bi­le e rilan­cia­re la cit­tà dal pun­to di vista cul­tu­ra­le e turi­sti­co. Que­st’an­no i per­cor­si saran­no arric­chi­ti dal­la pos­si­bi­li­tà di uti­liz­za­re la e‑bike, una spe­cia­le bici­clet­ta a peda­la­ta assistita.
In tut­ta Euro­pa ma anche in Ita­lia, sta pren­den­do sem­pre più pie­de l’u­ti­liz­zo di tre­ni e trat­te fer­ro­via­rie sto­ri­che, per spo­star­si in luo­ghi e ter­ri­to­ri inac­ces­si­bi­li e indi­men­ti­ca­bi­li, con lo sco­po di valo­riz­za­re il patri­mo­nio fer­ro­via­rio sto­ri­co nazio­na­le, il ter­ri­to­rio e il patri­mo­nio culturale.
In Tosca­na esi­ste la trat­ta “Tre­no Natu­ra ”, un tre­no turi­sti­co che attra­ver­sa la Val D’Or­cia , tute­la­ta dall’UNESCO come Patri­mo­nio Mon­dia­le dell’Umanità, con le sue car­roz­ze d’e­po­ca in legno e che si fer­ma in tut­te le pic­co­le sta­zio­ni sto­ri­che del territorio.
Un esem­pio inte­res­san­te e inno­va­ti­vo di que­st’e­sta­te è il “Tre­no Dan­te ”, pro­mos­so dal­la Regio­ne Emi­lia-Roma­gna, in occa­sio­ne del 700esimo anni­ver­sa­rio dal­la mor­te di Dan­te Ali­ghie­ri: un con­vo­glio sto­ri­co del­le Fer­ro­vie del­lo Sta­to viag­ge­rà da Firen­ze a Raven­na, attra­ver­san­do tut­ti i luo­ghi cari al poe­ta. Ci sarà inol­tre la pos­si­bi­li­tà di sog­gior­na­re nel­le strut­tu­re più carat­te­ri­sti­che del­la trat­ta, in un’ot­ti­ca di soste­ni­bi­li­tà territoriale.
Avre­te inol­tre sen­ti­to sem­pre di più par­la­re di “Alber­ghi Diffusi”e “Musei Dif­fu­si”: l’ot­ti­ca è la stes­sa. L’ “Alber­go Dif­fu­so può esse­re defi­ni­to “alber­go oriz­zon­ta­le”, con came­re e strut­tu­re col­lo­ca­te in edi­fi­ci diver­si ma vici­ni fra loro ed è par­ti­co­lar­men­te effi­ca­ce per pic­co­li bor­ghi e pae­si­ni di inte­res­se arti­sti­co e archi­tet­to­ni­co, in quan­to recu­pe­ra e valo­riz­za edi­fi­ci non uti­liz­za­ti o vec­chi ma anche inse­dia­men­ti rura­li o mon­ta­ni, evi­tan­do così l’im­pat­to ambien­ta­le deri­van­te dal­la costru­zio­ne di nuo­ve costru­zio­ni. Un’ uni­ca rete ricet­ti­va che offre pro­po­ste ori­gi­na­li, diver­se e per­so­na­liz­za­te (ci sono per esem­pio strut­tu­re a tema musicale,culturale, eno­ga­stro­no­mi­co, ecc..), con l’o­biet­ti­vo di garan­ti­re auten­ti­ci­tà e di sod­di­sfa­re i desi­de­ri di chiunque.
Il “Museo Dif­fu­so” si rea­liz­za là dove la sto­ria di un ter­ri­to­rio non può esse­re rac­con­ta­ta all’in­ter­no di quat­tro mura ed è neces­sa­rio crea­re per­cor­si cul­tu­ra­li a tema all’in­ter­no di una deter­mi­na­ta area geo­gra­fi­ca, con infor­ma­zio­ni aper­te e adat­ta­bi­li a più pubblici.
Non si par­la più di loca­li­tà spe­ci­fi­ca ma di “area” che por­ta iden­ti­tà al ter­ri­to­rio, lo valo­riz­za a livel­lo cul­tu­ra­le ed eco­no­mi­co e fa sen­ti­re la comu­ni­tà par­te inte­gran­te del “museo”, por­tan­do alla luce la sua sto­ria e tra­di­zio­ne. Il tut­to deve esse­re sup­por­ta­to da una comu­ni­ca­zio­ne e segna­la­zio­ne capa­ce di pro­muo­ve­re e crea­re , in manie­ra linea­re, un rac­con­to. Il turi­sta vive così un’e­spe­rien­za uni­ca e irri­pe­ti­bi­le ed è attrat­to da aree ter­ri­to­ria­li poco cono­sciu­te, ric­che di sto­rie da ascol­ta­re rac­con­ta­te dagli stes­si abi­tan­ti che diven­ta­no par­te atti­va del­la “nar­ra­zio­ne”, attra­ver­so per esem­pio incon­tri atti­vi­tà didat­ti­che, ecc…
Il Museo Dif­fu­so del­la Lusia­na”, per esem­pio, ha lo sco­po di tute­la­re e pro­muo­ve­re l’in­te­ra area comu­na­le, crean­do una rete fra le sei strut­tu­re musea­li più rile­van­ti: il Museo Palaz­zon, il Vil­lag­gio Pre­i­sto­ri­co del Mon­te Cor­gnon, la Val­le dei Muli­ni, l’area dimo­stra­ti­va Labio­lo sul­le atti­vi­tà del bosco, il Giar­di­no Bota­ni­co Alpi­no del Mon­te Cor­no e il Par­co del Sojo.
IN LOCO”, il museo dif­fu­so dell’abbandono in Roma­gna, riu­ni­sce tut­ti i luo­ghi pri­va­ti e pub­bli­ci che rischie­reb­be­ro di esse­re dimen­ti­ca­ti, acco­mu­na­ti fra loro da uno sta­to di degra­do e abban­do­no. Attra­ver­so una map­pa­tu­ra, atti­va dal 2010, sono sta­ti crea­ti 7 iti­ne­ra­ri di viag­gio rivol­ti a esplo­ra­to­ri, archi­tet­ti, foto­gra­fi e a tut­ti colo­ro che si dimo­stri­no incu­rio­si­ti e affa­sci­na­ti da un modo nuo­vo e inso­li­to di cono­sce­re il ter­ri­to­rio emiliano.
In un’ot­ti­ca del tut­to nuo­va e moder­na si inse­ri­sco­no “ I Musei Digi­ta­li Dif­fu­si”, un por­ta­le e una app al ser­vi­zio di sto­ria, tra­di­zio­ne e cul­tu­ra del ter­ri­to­rio, che uti­liz­za tec­no­lo­gie avan­za­te web, mobi­le, real­tà aumen­ta­ta, tag di prossimità,ecc…per la pro­du­zio­ne di con­te­nu­ti. Le per­so­ne pos­so­no visi­ta­re un luo­go da qua­lun­que pun­to si tro­vi­no, attra­ver­so la pre­sen­za di una map­pa orga­niz­za­ta per pun­ti di inte­res­se e per tema­ti­che. In ambi­to musea­le, si crea­no per­cor­si didat­ti­co-sto­ri­ci per valo­riz­za­re e gene­ra­re archi­vi digi­ta­li per tut­ti i beni con­ser­va­ti all’in­ter­no del museo.
In altre paro­le: turi­smo, cul­tu­ra e musei DI tut­ti e acces­si­bi­li PER tutti.
Come ci ricor­da la rati­fi­ca del­la “Con­ven­zio­ne di Faro” del 23 set­tem­bre 2020, infat­ti, il patri­mo­nio cul­tu­ra­le è un dirit­to per tut­ti e un dove­re rispet­tar­lo. L’in­di­vi­duo ades­so è al cen­tro, le bar­rie­re socia­li devo­no esse­re abbat­tu­te e il con­cet­to di svi­lup­po soste­ni­bi­le è lega­to ad una nuo­va idea di benes­se­re che deve tene­re con­to del­la qua­li­tà del­la vita del­le persone.


Caro­li­na Trotta

MUBIA – Geomuseo delle Biancane

MUBIA

Il Mubia rap­pre­sen­ta l’e­le­men­to di unio­ne tra il pae­sag­gio cir­co­stan­te (Par­co del­le Biam­ca­ne) e la volon­tà di far cono­sce­re in manie­ra sem­pli­ce e diret­ta l’af­fa­sci­nan­te mon­do del­la geo­lo­gia. Gli acro­ni­mi Mubia e Geo­mu­seo altro non sono che l’u­nio­ne del­le paro­le Mu – MUseo e Bia – BIAn­ca­ne, quin­di museo del­le Bian­ca­ne, inve­ce, Geo­mu­seo signi­fi­ca museo del­la geo­lo­gia, l’e­le­men­to chia­ve del Mubia.
Il Museo è frut­to di riqua­li­fi­ca­zio­ne indu­stria­le per­ché rea­liz­za­to all’in­ter­no del­la strut­tu­ra che ospi­ta­va la pri­ma cen­tra­le geo­ter­mi­ca, costrui­ta a Mon­te­ro­ton­do M.mo nel 1946, anco­ra oggi con­ser­va intat­to il car­ro­pon­te ori­gi­na­le. Il geo­mu­seo è sta­to inau­gu­ra­to il 30 mar­zo 2019 ed è un mix per­fet­to tra tec­no­lo­gia, mul­ti­me­dia­li­tà ed inte­rat­ti­vi­tà. L’at­tra­zio­ne clou è indi­scu­ti­bil­men­te la Geo­na­ve, un enor­me geo­de nero al cui inter­no è pos­si­bi­le viag­gia­re vir­tual­men­te tra i vari stra­ti roc­cio­si del­la ter­ra, fino a rag­giun­ge­re il magma.
Il Geo­mu­seo è dota­to del Labo­ra­to­rio di Liden­brock dove com­pie­re espe­ri­men­ti per com­pren­de­re attra­ver­so ele­men­ti ludi­ci i movi­men­ti del sot­to­suo­lo e di una mol­ti­tu­di­ne di teche espli­ca­ti­ve e inte­rat­ti­ve in cui è pos­si­bi­le “toc­ca­re con mano” i vari cam­pio­ni del­le roc­ce e saper­ne la loro sto­ria ed ori­gi­ne. L’a­spet­to geo­lo­gi­co, inve­ce, vie­ne trat­ta­to appro­fon­di­ta­men­te in diver­se posta­zio­ni inte­rat­ti­ve dove è pos­si­bi­le ammi­ra­re la car­ta geo­lo­gi­ca del ter­ri­to­rio, alcu­ni video nar­ra­ti­vi e altre posta­zio­ni mul­ti­me­dia­li per com­pren­de­re cos’è la geo­di­ver­si­tà di que­sto luo­go con le sue ano­ma­lie geo­ter­mi­che e capir­ne le mani­fe­sta­zio­ni in super­fi­cie.
Di recen­te alcu­ni ele­men­ti del Mubia sono sta­ti amplia­ti e rin­no­va­ti come la pecu­lia­re Stan­za del volo: un enor­me moni­tor ed una moder­na con­so­le vi faran­no osser­va­re dal­l’al­to alcu­ni aspet­ti fon­da­men­ta­li del ter­ri­to­rio qua­li la bota­ni­ca, le mani­fe­sta­zio­ni geo­ter­mi­che e la geo­lo­gia del territorio.
Impor­tan­tis­si­mo ricor­da­re che il Mubia è una del­le Por­te del Par­co Nazio­na­le del­le Col­li­ne Metal­li­fe­re, un mera­vi­glio­so per­cor­so tra i sug­ge­sti­vi vapo­ri del­le Bian­ca­ne. Per una visi­ta esclu­si­va è pos­si­bi­le noleg­gia­re del­le spe­cia­li audio­gui­de a con­du­zio­ne ossea, pen­sa­te per poter esse­re gui­da­ti tra le posta­zio­ni del Mubia e tra i per­cor­si natu­ra­li­sti­ci del Par­co del­le Bian­ca­ne ma sen­za per­de­re alcun suo­no del pae­sag­gio circostante.

Il Mubia e la geo­ter­mia vi aspet­ta­no per un’avventura alla sco­per­ta del­la geo­lo­gia del sottosuolo!

Per infor­ma­zio­ni e con­tat­ti con­sul­ta­re il sito­web o la pagi­na Facebook: 


Pao­la Fer­ri & Ila­ria Belloni

La nuova didattica museale: un’esperienza attiva e multidisciplinare

Didattica Museale

Negli ulti­mi anni sono anda­ti crean­do­si sem­pre di più nuo­vi meto­di e nuo­vi approc­ci didat­ti­co-for­ma­ti­vi, non solo in ambi­to sco­la­sti­co ma anche all’interno di real­tà musea­li. In que­sto momen­to sto­ri­co, soprat­tut­to, è impor­tan­te inter­ro­gar­si sul ruo­lo del­la didat­ti­ca e sull’ uti­liz­zo di lin­guag­gi crea­ti­vi, di approc­ci mul­ti­di­sci­pli­na­ri e dell’importanza fun­zio­na­le del­le nuo­ve tecnologie.
In Tosca­na, e più esat­ta­men­te a Livor­no, è sta­ta crea­ta una vera e pro­pria scuo­la di Coding e Robo­ti­ca con obiet­ti­vi edu­ca­ti­vi, chia­ma­ta “Robo­co­de” e rivol­ta non solo ai bam­bi­ni ma anche agli adul­ti. Lo sco­po è quel­lo di edu­ca­re al digi­ta­le con un appren­di­men­to diver­ten­te e di gio­co valo­riz­zan­do il nostro patri­mo­nio cul­tu­ra­le. Il tut­to avvie­ne uti­liz­zan­do, per esem­pio, pro­gram­mi come Mine­craft Edu­ca­tion Edi­tion, la robo­ti­ca edu­ca­ti­va di Lego WeDo, pic­co­li labo­ra­to­ri digi­ta­li e tan­to altro.
La meto­do­lo­gia didat­ti­ca uti­liz­za­ta è chia­ma­ta “Desi­gn Thin­king” e “Lear­ning by Doing”, per­chè è pro­prio gra­zie all’impa­ra­re facen­do e al pro­ces­so di atti­va­zio­ne del pen­sie­ro crea­ti­vo che si acqui­si­sce una mag­gior con­sa­pe­vo­lez­za del­le pro­prie capa­ci­tà per­so­na­li fino ad arri­va­re a una vera e pro­pria crescita.
Quest’anno l’associazione Robo­co­de sarà pre­sen­te all’interno del Cam­pus esti­vo mul­ti­di­sci­pli­na­re D’estate gio­can­do s’im­pa­ra (dal 14 giu­gno al 6 ago­sto), orga­niz­za­to dal Museo di Sto­ria Natu­ra­le del Medi­ter­ra­neo – Pro­vin­cia di Livor­no, in col­la­bo­ra­zio­ne con la Coo­pe­ra­ti­va Iti­ne­ra
Ma l’innovazione didat­ti­ca non avvie­ne solo in cam­po tec­no­lo­gi­co ed infat­ti i ter­mi­ni “Lear­ning by doing” (impa­ra­re facen­do) e “Edu­ca­tion Peer to Peer” (edu­ca­zio­ne tra pari) sono sem­pre più pre­sen­ti nel­la didat­ti­ca. Per fare un esem­pio pra­ti­co, il cam­pus esti­vo sopra cita­to, coin­vol­ge­rà i bam­bi­ni nel­la rea­liz­za­zio­ne di nuo­vi mate­ria­li didat­ti­ci per il museo e adot­te­rà una meto­do­lo­gia edu­ca­ti­va che affian­che­rà i bam­bi­ni più gran­di a quel­li più pic­co­li, in modo tale che que­sti ulti­mi ven­ga­no sup­por­ta­ti nel­le varie atti­vi­tà edu­ca­ti­ve, per faci­li­ta­re il loro inse­ri­men­to nel­le atti­vi­tà del cam­pus e i ragaz­zi acqui­si­sca­no mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za del loro appren­di­men­to e il valo­re di tra­smet­te­re il sape­re ai più piccoli.
Anche con­cet­ti come “Gami­fi­ca­tion” e “Edu­tain­ment”, sono piut­to­sto nuo­vi e uni­sco­no intrat­te­ni­men­to e gio­co a fini didat­ti­ci, non solo all’interno di strut­tu­re didat­ti­che ma anche in ambi­to cul­tu­ra­le e sociale.
Tan­tis­si­mi sono gli esem­pi ma meri­ta par­ti­co­la­re atten­zio­ne il MAV (Museo Archeo­lo­gi­co Vir­tua­le), uno dei più impor­tan­ti cen­tri di cul­tu­ra e tec­no­lo­gia all’avanguardia per i Beni Cul­tu­ra­li e la Comu­ni­ca­zio­ne, a pochi pas­si dagli sca­vi archeo­lo­gi­ci di Erco­la­no. Si trat­ta di uno spa­zio didat­ti­co, cono­sci­ti­vo e inte­rat­ti­vo che fa rivi­ve­re il patri­mo­nio archeo­lo­gi­co di Erco­la­no attra­ver­so rico­stru­zio­ni sce­no­gra­fi­che, olo­gram­mi, video­map­ping e tec­no­lo­gie mul­ti­me­dia­li inte­rat­ti­ve all’a­van­guar­dia (3D,4D,5D, real­tà vir­tua­le e aumen­ta­ta, tou­ch­screen), espe­rien­ze sen­so­ria­li tat­ti­li, udi­ti­ve e olfat­ti­ve. Un per­cor­so pen­sa­to per tut­ti i tipi di tar­get e che offre chia­vi di let­tu­ra differenti.
Un altro pro­get­to che vale la pena di men­zio­na­re è P.Arch – Play­ground per archi­tet­ti di comu­ni­tà. Lo sco­po di P.Arch è quel­lo di sen­si­bi­liz­za­re bam­bi­ni e ragaz­zi di alcu­ne clas­si del­le cit­tà di Fava­ra, Roma e Paler­mo, sui temi del­la rige­ne­ra­zio­ne urba­na con l’obiettivo di crea­re una for­te rete tra scuola/territorio che por­ti a rin­no­va­re il quar­tie­re (poco valo­riz­za­to e degra­da­to) e ad edu­ca­re i bam­bi­ni attra­ver­so labo­ra­to­ri e pro­get­ti crea­ti­vi. Il meto­do prin­ci­pa­le uti­liz­za­to è: impa­ra­re gio­can­do, gio­co e diver­ti­men­to ai fini dell’apprendimento. Il tut­to avvie­ne attra­ver­so model­li didat­ti­ci spe­ri­men­ta­li come lo Sto­ry­tel­ling Ter­ri­to­ria­le (labo­ra­to­rio affi­da­to a Mel­ting­Pro) dove i bam­bi­ni diven­ta­no loro stes­si gui­de turi­sti­che e pro­pon­go­no i loro “luo­ghi del cuo­re”, e il Gami­fi­ca­tion Urba­no (labo­ra­to­rio affi­da­to a Tuo­Mu­seo) dove i video­gio­chi aiu­ta­no a rico­strui­re le zone abitate.
Un approc­cio del tut­to dif­fe­ren­te per­ché lega­to a una comu­ni­ca­zio­ne di tipo empa­ti­co ed emo­zio­na­le è adot­ta­to dal Museo Vene­to del Gio­cat­to­lo che ha idea­to un pro­get­to chia­ma­to “I Non­ni del Cuo­re”. Qui le per­so­ne anzia­ne rac­con­ta­no, attra­ver­so i gio­cat­to­li, una loro sto­ria e tra­smet­to­no una memo­ria che altri­men­ti andreb­be per­sa. I bam­bi­ni ven­go­no gui­da­ti alla sco­per­ta dei gio­cat­to­li del museo e sono chia­ma­ti a inte­ra­gi­re alle discus­sio­ni, sti­mo­lan­do nuo­vi pun­ti di vista, crea­ti­vi­tà e fan­ta­sia, fino alla pos­si­bi­li­tà di ripro­dur­re un nuo­vo gio­cat­to­lo che sarà costrui­to con mate­ria­li rici­cla­ti. In que­sto modo si tra­smet­te­rà ai ragaz­zi coscien­za eco­lo­gi­ca, por­tan­do­li a con­si­de­ra­re il mate­ria­le di scar­to come pos­si­bi­li­tà in più per crea­re nuo­ve occa­sio­ni di gioco.
Tut­ti que­sti esem­pi pon­go­no la per­so­na (bam­bi­no o adul­to che sia) al cen­tro di nuo­ve espe­rien­ze didat­ti­che di tipo inte­rat­ti­vo ed emo­zio­na­le, nel­le qua­li è fon­da­men­ta­le con­di­vi­de­re e pro­muo­ve­re i valo­ri cul­tu­ra­li dei luo­ghi, crea­re una rete ter­ri­to­ria­le atti­va e coin­vol­gen­te e valo­riz­za­re l’aspetto emo­ti­vo che raf­for­za le rela­zio­ni tra le per­so­ne e l’ambiente in cui sono inse­ri­te. Così facen­do bam­bi­ni e adul­ti saran­no par­te atti­va del­la pro­mo­zio­ne ter­ri­to­ria­le o musea­le come sog­get­ti con­sa­pe­vo­li e coin­vol­ti, arric­chen­do, non solo il loro baga­glio attra­ver­so il gio­co e il diver­ti­men­to ma anche appor­tan­do valo­re aggiun­to al ter­ri­to­rio o al museo di cui han­no pre­so par­te atti­va­men­te come crea­to­ri e non sol­tan­to come fruitori.
Didat­ti­ca e dina­mi­che cul­tu­ra­li si sono, in altre paro­le, ade­gua­te ai tempi.


Caro­li­na Trot­ta & Ila­ria Belloni

Museo di Storia Naturale del Mediterraneo

Museo di Storia Naturale

Il Museo di Sto­ria Natu­ra­le del Medi­ter­ra­neo del­la Pro­vin­cia di Livor­no, nato nel 1929, è museo di “Rile­van­za Regio­na­le”. È com­po­sto da un fron­te espo­si­ti­vo dedi­ca­to alle scien­ze natu­ra­li di 6000 mq ai qua­li si aggiun­go­no più di 1 etta­ro di aree ester­ne con l’Orto Bota­ni­co, l’Orto Etno­bo­ta­ni­co ed il Par­co Sto­ri­co anti­stan­te la vil­la Set­te­cen­te­sca che ospi­ta gli uffi­ci amministrativi.
Il Museo svi­lup­pa pro­get­ti di con­ser­va­zio­ne, tute­la e ricer­ca del patri­mo­nio natu­ra­li­sti­co, archeo­lo­gi­co e cul­tu­ra­le di respi­ro sia inter­na­zio­na­le sia nazio­na­le. È polo di rife­ri­men­to per il mon­do del­la scuo­la per la didat­ti­ca del­le scien­ze natu­ra­li ed è rico­no­sciu­to a livel­lo cit­ta­di­no come cen­tro di for­ma­zio­ne ed aggre­ga­zio­ne cul­tu­ra­le, vi han­no sede nume­ro­se asso­cia­zio­ni di volontariato.
Ogni anno svi­lup­pa atti­vi­tà rivol­te a varie cate­go­rie di uten­za: atti­vi­tà dome­ni­ca­li per bam­bi­ni, ado­le­scen­ti e fami­glie; cam­pus mul­ti­di­sci­pli­na­ri che han­no luo­go nei perio­di extra­sco­la­sti­ci; col­la­bo­ra­zio­ni con il mon­do socio­sa­ni­ta­rio per l’accessibilità di uten­za con defi­cit cogni­ti­vo o defi­cit fisi­co; atti­vi­tà mira­te ai gio­va­ni, anche NEET e Drop out, con la fina­li­tà dell’inserimento in con­te­sto lavo­ra­ti­vo; acco­glie gli stu­den­ti in atti­vi­tà di Alter­nan­za Scuo­la Lavo­ro anche inse­ren­do­li in pro­get­ti di ambi­to europeo…La fre­quen­za media è di cir­ca 60.000 visitatori.

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Testo: Bar­ba­ra Raimondi
Foto: Sil­via Gelli

Arte e Cultura le chiavi della Riqualificazione Urbana

arte e cultura

Il pic­co­lo bor­go sici­lia­no di Fava­ra, che dal 2010 ha visto nasce­re il cen­tro cul­tu­ra­le indi­pen­den­te Farm Cul­tu­ral Park, si è aggiu­di­ca­to il pre­mio Human City Desi­gn Awards di Seoul. Fava­ra è diven­ta­to negli anni un impor­tan­te pun­to di rife­ri­men­to per il mon­do cul­tu­ra­le con­tem­po­ra­neo e sim­bo­lo di riqua­li­fi­ca­zio­ne urba­na e rina­sci­ta: un vero e pro­prio museo di arte con­tem­po­ra­nea all’a­per­to. I pro­get­ti del­lo Human City Desi­gn Awards riguar­da­no temi e con­cet­ti lega­ti alla soste­ni­bi­li­tà, alla respon­sa­bi­li­tà ambien­ta­le, socia­le e alla cul­tu­ra come solu­zio­ne per incre­men­ta­re la qua­li­tà e il benes­se­re del­la vita.
Un esem­pio poco cono­sciu­to di riqua­li­fi­ca­zio­ne urba­na in Tosca­na è il pic­co­lo pae­si­no di Ghiz­za­no in pro­vin­cia di Pisa che ha visto la pro­pria rina­sci­ta gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne tra arti­sti, cura­to­ri, isti­tu­zio­ni e abi­tan­ti del luo­go. Non tut­ti san­no, infat­ti, che que­sto bor­go è diven­ta­to un museo d’ar­te a cie­lo aper­to ad ope­ra di tre arti­sti inter­na­zio­na­li: Ali­c­ja Kwa­de, David Trem­lett e Patrick Tut­to­fuo­co. Gli arti­sti e i cit­ta­di­ni sono sta­ti chia­ma­ti a par­te­ci­pa­re a que­sto gran­de pro­get­to di rige­ne­ra­zio­ne cul­tu­ra­le attra­ver­so la crea­zio­ne e l’installazione di scul­tu­re, wall dra­wings e affreschi.
Dal­l’u­nio­ne tra il Comu­ne di Mon­te­var­chi e Moa­con­cept, brand di snea­kers e street appa­rel, è nato un recen­tis­si­mo pro­get­to di riqua­li­fi­ca­zio­ne urba­na in Tosca­na: Moa­con­cept Tri­bu­te. In que­sto caso sono sta­ti coin­vol­ti Street Artists inter­na­zio­na­li ed emer­gen­ti con lo sco­po di miglio­ra­re le zone del­la cit­tà più abban­do­na­te e tra­scu­ra­te, e con l’intento di uti­liz­za­re l’ar­te come mez­zo di comu­ni­ca­zio­ne di mes­sag­gi socia­li, qua­li l’e­man­ci­pa­zio­ne e la rivi­ta­liz­za­zio­ne ambien­ta­le. La volon­tà è quel­la di crea­re una com­mu­ni­ty di cit­ta­di­ni, soprat­tut­to tra i più gio­va­ni, che si pos­sa­no sen­ti­re par­te inte­gran­te del­la socie­tà: la cul­tu­ra come sim­bo­lo di aggre­ga­zio­ne e svi­lup­po sociale.


Caro­li­na Trot­ta & Ila­ria Belloni

Museo della Città di Livorno

Museo della Città | Livorno

Inau­gu­ra­to il 30 Apri­le 2018 il Museo del­la Cit­tà di Livor­no fa par­te, insie­me alla Biblio­te­ca Comu­na­le, del Polo Cul­tu­ra­le dei Bot­ti­ni del­l’O­lio, inca­sto­na­to nel cuo­re del­lo sto­ri­co quar­tie­re del­la Vene­zia Nuova.
La strut­tu­ra musea­le tro­va spa­zio all’interno dell’antico edi­fi­cio dei Bot­ti­ni dell’Olio, ristrut­tu­ra­to ed amplia­to, un gran­de depo­si­to olea­rio set­te­cen­te­sco volu­to dal Gran­du­ca Cosi­mo III, con ampi ambien­ti e vol­te a cro­cie­ra, un tem­po adi­bi­ti alla con­ser­va­zio­ne dell’olio ed oggi luo­go dedi­ca­to ad espo­si­zio­ni temporanee.
All’interno del­la ex Chie­sa del Luo­go Pio, è col­lo­ca­ta inve­ce la pre­zio­sa col­le­zio­ne per­ma­nen­te d’Arte Con­tem­po­ra­nea. Gli ambien­ti baroc­chi del­la chie­sa scon­sa­cra­ta, a fian­co dei Bot­ti­ni dell’Olio e con que­sti col­le­ga­ti, ospi­ta­no dipin­ti e scul­tu­re di arti­sti ita­lia­ni famo­si a livel­lo inter­na­zio­na­le pro­ve­nien­ti dall’ex Museo Pro­gres­si­vo di Vil­la Maria di Livor­no, un pro­get­to musea­le per l’arte d’avanguardia che pre­se for­ma negli anni 1974/1975 e si con­clu­se alla fine degli anni ‘80 del ‘900.
Fra le ope­re pro­ve­nien­ti dal Museo di Vil­la Maria si anno­ve­ra il Gran­de Ret­ti­le di Pino Pasca­li e impor­tan­ti lavo­ri di Pie­ro Man­zo­ni, Enri­co Castel­la­ni, Gior­gio Grif­fa, Mario Nigro, Tan­cre­di Par­meg­gia­ni, Mino Tra­fe­li, Giu­sep­pe Unci­ni, Emi­lio Vedo­va e Gian­fran­co Baru­chel­lo fra gli altri.
All’interno del­le sale del Museo la Coo­pe­ra­ti­va Iti­ne­ra pro­get­ta e orga­niz­za visi­te gui­da­te ed even­ti per adul­ti e fami­glie, uni­ti a labo­ra­to­ri didat­ti­ci tema­ti­ci, pen­sa­ti per le scuo­le di ogni ordi­ne e gra­do, che riguar­da­no sia la col­le­zio­ne per­ma­nen­te di Arte Con­tem­po­ra­nea che le varie mostre temporanee.

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Testo: Sil­via Michelucci

Museo delle Miniere di Montecatini Val di Cecina

Nel cuo­re del­la Tosca­na, a 1 km dal pic­co­lo bor­go di Mon­te­ca­ti­ni Val di Ceci­na, esi­ste un luo­go sen­za tem­po che rac­con­ta il lavo­ro e la fati­ca degli uomi­ni: la Minie­ra di Rame di Caporciano.
La sto­ri­ca minie­ra era sud­di­vi­sa in die­ci livel­li e com­pren­de­va una rete di gal­le­rie sot­ter­ra­nee di 35 km che rag­giun­ge­va una pro­fon­di­tà mas­si­ma di 315 metri. Le testi­mo­nian­ze dell’attività estrat­ti­va del­la zona risal­go­no all’e­po­ca etru­sca ma è sol­tan­to nell’800 che la minie­ra ha avu­to il perio­do di mag­gior splen­do­re, fino a diven­ta­re la più ric­ca e impor­tan­te dell’Europa del tempo. 
Il sito mine­ra­rio è rima­sto atti­vo fino al 1907 e, dopo inter­ven­ti di recu­pe­ro, è diven­ta­to zona di inte­res­se archeo­lo­gi­co e indu­stria­le e Museo del­le Minie­re. Le aree visi­ta­bi­li ad oggi sono: par­ti del­le Gal­le­rie e del­le Strut­tu­re Otto­cen­te­sche, la Tor­re di Poz­zo Alfre­do (il prin­ci­pa­le poz­zo di estra­zio­ne) e la Chie­sa di San­ta Bar­ba­ra (patro­na dei minatori).
Duran­te la visi­ta gui­da­ta è pos­si­bi­le riper­cor­re­re a pie­di alcu­ni km del­le gal­le­rie dei mina­to­ri fino ad arri­va­re all’af­fa­sci­nan­te “Pan­cia del­la Bale­na”, una gal­le­ria sca­va­ta nel­la roc­cia e cir­con­da­ta dal­le cen­ti­ne in fer­ro uti­liz­za­te per met­te­re in sicu­rez­za il lavo­ro di scavo.
Il Poz­zo Alfre­do rag­giun­ge­va i 315 metri di pro­fon­di­tà ed era azio­na­to da una mac­chi­na a vapo­re. Oggi, del­la strut­tu­ra inter­na, sono anco­ra visi­bi­li gli ingra­nag­gi e i mastel­li che azio­na­va­no il mec­ca­ni­smo di estrazione.
All’in­ter­no dell’oratorio del­la Chie­sa di San­ta Bar­ba­ra è custo­di­ta la tela del­la Madon­na di Gua­da­lu­pe, impor­tan­te ope­ra del pit­to­re mes­si­ca­no Juan Rodrí­guez Xuá­rez e una del­le poche testi­mo­nian­ze arri­va­te in Ita­lia del model­lo ico­no­gra­fi­co mes­si­ca­no dell’apparizione del­la Ver­gi­ne di Guadalupe.

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Livorno Experience. Vivere le terre d’acqua

Il nuo­vo sito, un video, una map­pa e una gui­da turi­sti­ca: sono i pri­mi pro­dot­ti dell’Am­bi­to Ter­ri­to­ria­le di Livor­no, lo stru­men­to di orga­niz­za­zio­ne turi­sti­ca nato per gesti­re in for­ma asso­cia­ta l’in­for­ma­zio­ne e l’ac­co­glien­za, costi­tui­to dal Comu­ne di Livor­no, qua­le capo­fi­la, e dai Comu­ni di Col­le­sal­vet­ti e Capra­ia Isola.

Il video nar­ra l’identità del ter­ri­to­rio attra­ver­so un viag­gio auten­ti­co nei luo­ghi, sapo­ri e tra­di­zio­ni di Livor­no, Iso­la di Capra­ia e Col­le­sal­vet­ti, le ter­re d’acqua del­la Tosca­na; la map­pa e la gui­da saran­no pre­sto dispo­ni­bi­li in for­ma­to car­ta­ceo, ad oggi sono dispo­ni­bi­li online.

L’Ambito Ter­ri­to­ria­le di Livor­no ha scel­to l’acqua come l’elemento con­dut­to­re che uni­sce que­ste ter­re e l’idea è che sia la chia­ve per la pro­mo­zio­ne, valo­riz­za­zio­ne e pro­get­ta­zio­ne dell’iden­ti­tà del ter­ri­to­rio livor­ne­se, dove il mare e le col­li­ne sono i pro­ta­go­ni­sti indi­scus­si e devo­no diven­ta­re gli ele­men­ti d’eccezione di attrat­ti­vi­tà turistica.

Il turi­smo rap­pre­sen­ta il futu­ro per un ter­ri­to­rio come il nostro” ha affer­ma­to l’As­ses­so­re al Turi­smo e Com­mer­cio del Comu­ne di Livor­no Roc­co Garu­fo, duran­te la con­fe­ren­za stam­pa tenu­ta­si oggi, 23 Apri­le, dove sono sta­ti pre­sen­ta­ti i pri­mi pro­dot­ti del progetto.

Coop. Iti­ne­ra è part­ner di un pro­get­to dell’ATI che ha segui­to la Star­tup di Ambi­to Ter­ri­to­ria­le, il pro­get­to è sta­to coor­di­na­to da Lau­ra Giu­lia­no, respon­sa­bi­le del Set­to­re Turi­smo all’interno di Coop. Iti­ne­ra, con il sup­por­to del­la Segre­te­ria d’Ambito pre­si­dia­ta da Mar­ta Chirici.

Le par­ti di edi­to­ria­le e di gra­fi­ca del­la map­pa, del video e del­la gui­da sono sta­te rea­liz­za­te in col­la­bo­ra­zio­ne con Raf­fae­le Com­mo­ne (Stu­dio Meteora).

Il video è sta­to diret­to da Simo­ne Cam­pa­nel­la (Video Blitz).

I testi del­la gui­da sono sta­ti redat­ti da Fede­ri­ca Fal­chi­ni, Valen­ti­na La Sal­via e Giae­le Muli­na­ri di Coop. Itinera.

La LIVU’ con Eva Giovannini

Lune­dì 12 otto­bre par­te un bre­ve ma inten­so cor­so di for­ma­zio­ne desti­na­to allo staff di lavo­ro del­la coop Iti­ne­ra che gesti­sce e pro­muo­ve la nuo­va Web Tv del Comu­ne di Livor­no. Il cor­so, si svol­ge­rà in for­ma tele­ma­ti­ca su una piat­ta­for­ma digi­ta­le, avrà un docen­te di ecce­zio­ne, ovve­ro la gior­na­li­sta tele­vi­si­va Eva Gio­van­ni­ni, che si è resa dispo­ni­bi­le a soste­ne­re e offri­re ai par­te­ci­pan­ti un’occasione, uni­ca, per appro­fon­di­re e raf­for­za­re le pro­prie competenze.

Gli argo­men­ti sono vari, ma tut­ti incen­tra­ti sul tema: si par­te doman­dan­do­si che cosa vuol dire ‘par­la­re per imma­gi­ni’ per pas­sa­re ad una bre­ve sto­ria del gior­na­li­smo tele­vi­si­vo, ponen­do l’accento su la distin­zio­ne, neces­sa­ria, tra gior­na­li­smo e spettacolo.

Inol­tre ci sarà spa­zio pro­prio per aspet­ti pra­ti­co ope­ra­ti­vi, ovve­ro indi­ca­zio­ni su come si fa un’in­ter­vi­sta, come si segue una con­fe­ren­za stam­pa, come si segue e pro­muo­ve un even­to “live”. Sarà poi affron­ta­ta la dif­fe­ren­za tra gior­na­li­sta e SMM (social media mana­ger), per fini­re su la demo­cra­zia nel tem­po dei nuo­vi media e l’e­ti­ca nel­l’e­tà del­la tecnica

Eva Gio­van­ni­ni (Livor­no, 1980) è gior­na­li­sta e invia­ta Rai. Ha con­dot­to l’e­di­zio­ne 2017 del Pre­mio Stre­ga (Rai­tre). Mem­bro del “Comi­ta­to di Sag­gi” sul­l’Eu­ro­pa isti­tui­to dal­la Pre­si­den­za del­la Came­ra (2017) e mem­bro del­la giu­ria del Jo Cox Award per gli stu­di sul­l’Eu­ro­pa. Ha scrit­to il sag­gio Euro­pa Anno Zero – Il ritor­no dei Nazio­na­li­smi (Mar­si­lio, 2015). Per la TV ha rea­liz­za­to repor­ta­ge per Anno­ze­ro (Rai­due) e Piaz­za­pu­li­ta (La7). Ha lavo­ra­to per Skytg24 (news e nightli­ne Con­tro­cor­ren­te). Ha ini­zia­to come gior­na­li­sta di car­ta stam­pa­ta col­la­bo­ran­do con Il Tir­re­no e Affari&Finanza (La Repubblica).

Eva Giovannini

Elenco benefici pubblici ricevuti